Federico Baccomo Duchesne, passato dall’attività forense ad essere l’autore di Woody, Studio Illegale e Anna sta Mentendo (e non solo), ci racconta del suo ultimo romanzo, della sua visione sulla tecnologia e le bugie.

Chissà se anche Anna sta mentendo diventerà un film.

Buona lettura!

Come hai avuto il lampo di genio per scrivere un thriller così moderno e una storia così assurda e possibile allo stesso tempo?

È stato davvero un lampo (non so se di genio, ma sicuramente mi è sembrato spalancasse una porta narrativa che mi sembrava interessante varcare): ero lì con il telefono in mano, aspettavo una risposta e fissavo questo estenuante “sta scrivendo…” cercando di indovinare la risposta che avrei ricevuto e improvvisamente mi sono trovato a chiedermi “E se invece di sta scrivendo uscisse la scritta sta mentendo?”

Chi è il protagonista, Riccardo Merisio?

Riccardo è un ragazzo deluso, disarmato, rotto da una serie di dolori, che piano piano si sta rialzando. Anche grazie a un buffo lavoro che non ha compreso fino in fondo nemmeno lui.

La tecnologia è il perno del tuo romanzo, come la vivi? Per te cosa è…più un aiuto nella quotidianità, nei rapporto o un ostacolo? Secondo te si stava meglio prima?

Più che la nostalgia del passato, io soffro un po’ di nostalgia del futuro: mi sarebbe piaciuto vivere nel ‘700, o nel medioevo, o tra gli egiziani, ma ancora di più mi sarebbe piaciuto vivere nel 2200, nel 3000, nel 4000000. Per questo, anche se da tanti aspetti della tecnologia sono spaventato, a prevalere è la curiosità.

La psicologia è una parte fondamentale del tuo romanzo “Anna sta mentendo”, anche per la tua vita è così?

Lo è per tutti, credo. Siamo creature così complesse che anche nelle espressioni più semplici c’è tutto un groviglio di ragioni, di pressioni, di timori, di intenzioni che merita di essere raccontato nei libri e nella vita.

Le bugie sembrano far parte della storia dell’uomo, dopo aver letto il tuo libro l’argomento nella mia mente si è relativizzato, per te ora cosa è bugia?

La bugia è una forma come un’altra di comunicazione: neutra in sé, può diventare strumento di bontà o di malvagità a seconda delle intenzioni. È come un sorriso: sorridono le persone davanti a un caffè in compagnia e sorridono i bulli che picchiano un ragazzino.

L’app WhatsTrue (affascinante e diabolica al tempo stesso) cambia inevitabilmente il modo con il quale ci relazioniamo…secondo me sta per uscire, che ne pensi? 

WhatsTrue è naturalmente uno strumento di fantasia ma, mentre mi documentavo per elaborarlo narrativamente, mi son reso conto che non è così lontano dall’essere realizzato. Ma anche in questo caso, più della paura in me vince la curiosità di vedere dove potrebbe condurci un affare del genere. La scelta finale che fa Riccardo in qualche modo è la risposta al rischio di alienazione che porta con sé.

Anche Anna sta mentendo diventerà un film?

C’è stato un interessamento in questo senso. A me sembra difficile perché è un libro che ha al suo centro la parola scritta ma è vero che un certo andamento da thriller si presta a una narrazione cinematografica. Chissà, sarei molto curioso di vedere che potrebbe venirne fuori.

Un libro che è stato per te importante?

L’Aleph, di Borges. Ha creato un immaginario nella mia testa di sedicenne che resiste ancora oggi.

Uno che non sei riuscito a finire?

Tanti, per dieci che ne comincio, ne finisco un paio. L’ultimo che ho abbandonato è stato Libertà di Franzen. Non è quasi mai una scelta meditata, semplicemente succede che un libro comincia a restare sepolto sotto altri libri fino al momento in cui mi dico: “Intanto lo rimetto sullo scaffale, poi lo riprendo”. Non lo riprendo quasi mai.

Se fossi un libro saresti?

Non è elegante ma direi Woody, il mio 4° libro, mi sembra contenga tanto di quello che sono.

Hai già in cantiere altri libri?

Sì, c’è un libro che è quasi finito (ma ancora non so se pubblicherò) e un altro appena cominciato che mi sembra contenga un’altra di quelle idee che vale la pena andare a vedere fino dove conducono.

 

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