Apocalypso Disco ti tira dentro già dalla copertina. Pensi: che ci fanno tre sorridenti cinesine mentre dietro di loro un’auto brucia? Si scattano una foto, viene da rispondere a istinto. Ma come fai a fare una foto a qualcuno mentre l’auto dietro di loro potrebbe esplodere? Ecco appunto, questo è il mood giusto per superare la copertina. 

In una galassia remota e sonora si sono evolute forme primordiali di comunicazione uditiva. Dal nulla più cosmico si è generato un battito. Un bit. Un ritmo. Un sound? Forse. Qualcosa che comunque puntò il pianeta Terra a tutta forza. Si avvicinò roboando nel vuoto esiziale dell’universo a una velocità definita da una marcia sempre più dritta. Bucò l’atmosfera terrestre e si mise a disposizione dell’essere umano.

Un tan-tan di sonorità essenziali si manifestò con l’aria giusta. Sdoganandosi come realtà tribali impastate di socialità, ma anche di politica, nel senso largo, e sano, del termine.

TUM TUM TUM TUM, fu il primo impulso della imminente rivoluzione sonora che si apprestava a manifestarsi sotto forma di musica elettronica. Techno. Una cassa dritta a delimitare le contorsioni delle tracce audio uniche e ispirate, le prime stars della musica algebrica. Forme e sostanze di campionatori, equalizzatori e ogni sorta di rack rimediato chissà dove.

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A colpi di vinili, ma anche di elaborazioni, maniacali, geniali e assolutamente caserecce, dei computer in voga negli anni ottanta si espandeva il concetto di musica elettronica fino a traboccare nei rave, prima manifestazione, concreta, di massa, di apprezzamento verso la nuova musica senza voci. Una sorta di placebo dove ognuno di noi può cullare se stesso. Una evoluzione dei rituali primordiali, congeniti, dove gli adepti seguono la parola di un messia, probabilmente in snickers, il dj.

In Apocalypso Disco, Riccardo Balli, aka Dj Balli, coglie la palla al balzo di tutta la sua esperienza per raccontare cosa è successo dopo l’avvento della techno. La rave-o-luzione che ha generato l’apocalisse sonora, l’Apocalypso Disco appunto.

Come tutte le rivoluzioni, anche questa ripudia l’ingabbiamento in un genere e per scappare la techno si è difesa a modo suo, frammentandosi in tante sottorealtà, e sottoculture, che l’hanno resa ancora più inafferrabile, ma fruibile a più persone e più gusti possibili. Un gene mutante, insomma, che ha creato una scintilla d’infinito nel panorama delle sonorità terrestri.

APOCALYPSO DISCO – AGENZIA X – 2013

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