Il Bambino Che Disegnava Parole è una profonda storia di vita vissuta. Raccontata con gli occhi, e con la penna, di una mamma disillusa e pronta a tutto per il bene di un figlio.

Il racconto comincia con il buio prima, ovvero quando i comportamenti di Teo non sono ancora compresi da nessuno. Viene definito un bambino stravagante, a volte incomprensibile, anche per maestri e professori, ma nessuno sa ancora che c’è un motivo preciso per le tante diversità con i suoi coetanei.

In Il Bambino Che Disegnava Parole, la frustrazione, prima ancora della possente stanchezza, avvolge la famiglia di Teo. Si difendono come possono dalle continue e bizzarre situazioni che si creano con Teo.

Anche la sorella, Ludovica subisce l’atmosfera familiare mostrando come un disagio di un familiare possa affliggere il nucleo intero. Questo vale non solo per il caso di Teo, ma per molte, probabilmente tutte, situazioni in cui c’è qualcosa che stagna nell’equilibrio, si conosce la fonte ma non il motivo.

Una madre (e anche un padre), non starà mai bene, se ha un figlio che non è felice. E’ insito nella natura dell’uomo. E’ un motore potente per cercare a ogni costo una soluzione all’infelicità. Anche perché il disagio metterà uno contro l’altro. Ognuno con la propria radice di sofferenza che sfogherà sull’altro quando la stanchezza offuscherà la ragione.

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Fino a quel giorno che la decisione di cambiare si materializza in una telefonata a una psicologa. E gli intenti di madre e padre si riscoprono comuni al punto di una descrizione forte e perfetta che porta a un’ipotesi: dislessia. Una parola che suona come un tuono ma che segna l’inizio della fine della tempesta emotiva.

Chiaro che anche in passato ci avevano pensato a quella parola, ma la forza per affrontarla non era ancora all’altezza. Serviva più dolore per ragionarci su e capire che rappresentava la soluzione al disagio e alla chiusura esistenziale. Inizia così l’avventura per mettere a fuoco la dislessia di Teo. Per rendergli la vita migliore superando il pregiudizio che bisogna ‘solo’ leggere per apprendere. In realtà, esistono altri modo altrettanto validi. Solo non comuni.

Il Bambino Che Disegnava Parole insegna che spesso accade che una famiglia non accetti che proprio in lei ci sia qualcosa di non canonico. Il primo riflesso è la non accettazione. Ma quando si accetta finalmente cosa la rende così particolare, quella famiglia esploderà d’amore per il nucleo e per tutti i componenti.

IL BAMBINO CHE DISEGNAVA PAROLE – GIUNTI – 2017

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