Michele F. Afferrante, dopo la recensione di Pensieri in Sosta ci ha concesso un’appassionata intervista.

Nel libro Pensieri in sosta, tua figlia ti dedica pochi, preziosissimi minuti prima di entrare a scuola. È stata questa la scintilla che ha dato il via alla genesi del libro?

Sì… quei preziosissimi minuti vissuti da soli in macchina, prima della campanella, hanno aperto un inatteso e speciale spazio per parlare di tutto (dal valore del silenzio al senso del camminare, dalla differenza tra cosa significa vedere e guardare al senso della vita…), per farsi domande e provare a dare delle risposte. Piccoli dialoghi quotidiani che di tanto in tanto trascrivevo sul cellulare o su fogliettini volanti e che sono diventati la materia pulsante del libro. È stato tutto molto semplice, come ogni cosa che accade spontaneamente.

Sai che molti padri quando leggeranno Pensieri in sosta ti considereranno molto fortunato?

Credo fermamente di essere molto fortunato. Mia figlia Chiara, con la sua perseveranza e sensibilità nel fare domande, ha messo in moto un circolo virtuoso che mi ha fatto conoscere di più il suo mondo. Può sembrare paradossale, ma la vera intelligenza – e forse il vero, supremo Sapere – non consiste nel saper rispondere, ma nel saper porre le giuste domande.

Tutti i padri hanno le potenzialità per stringere un rapporto sano e sincero come il tuo con tua figlia?

Penso proprio di sì. Ci vuole “solo” una vera capacità d’ascolto che trasforma anche una semplice chiacchierata in una comunicazione sensibile, in una comunicazione emotivamente coinvolgente.

Pensieri In Sosta lo trovi QUI.

Hai un linguaggio forbito, ma molto facile da comprendere, lo hai usato con tua figlia per farti capire oppure è una tua qualità di tutti i giorni?

Utilizzo un linguaggio forbito anche nella dimessa quotidianità. In questo mio modo di parlare non c’è nessuna volontà di sfoggiare una cultura alta, che pure mi appartiene. Per me è un gioco. Arricchire con parole ricercate una conversazione con un figlio, un amico, un collega o un conoscente è puro divertimento e insieme un modo di “lottare” contro la desertificazione del lessico causata da tanta, troppa tecnologia.

Come possiamo applicare la filosofia alla quotidianità per vivere più sereni?

Platone, parlando del sommo Socrate, diceva che la filosofia non consiste nel dibattere dall’alto di una cattedra e nel fare corsi su alcuni testi, ma nel ragionare in ogni occasione della vita. Insomma, con ogni tempo e in ogni luogo, in tutto ciò che ci accade e in tutto ciò che facciamo, la vita quotidiana dà la possibilità di filosofare. E ragionando liberamente, aprendosi al mondo… la realtà acquista una ricchezza, una complessità che schiaccia le ipocrisie e spazza via le meschinità e mediocrità. Il risultato? Una vita forse non proprio serena, ma sicuramente più degna di essere vissuta.

Qual è per te il senso della nostra vita?

Vivere preservando con intelligenza, dignità e tenerezza.

E’ stato semplice lavorare con Paolo Bonolis nel programma “Il Senso della Vita”?

Quando hai la fortuna di stare al fianco di un talento puro… tutto diventa facile. Paolo è il Maradona della televisione italiana.

Hai un qualche tuo personale stratagemma per affrontare le avversità impreviste della vita?

Ho perduto mio padre quando ero solo un ragazzo. Quell’evento traumatico e difficile da superare mi ha insegnato una cosa: tutto quello che ci accade di negativo, anche un profondo, acuto e cupo dolore, ha a che fare con un’energia. Sta a noi liberarla e trasformarla in qualcosa di ricco e vitale. E lo possiamo fare rompendo il cerchio della solitudine, cercando di instaurare rapporti empatici con gli altri… insomma provando a costruire un mondo migliore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Per esempio, “Pensieri in sosta” avrà un seguito?

Ho tanti e diversi progetti, anche perché mi piace pensare a cose sempre nuove. Un seguito di “Pensieri in sosta”? Non lo escludo. Sempre se… l’editore e i lettori lo vorranno.

PENSIERI IN SOSTA – CITTA NUOVA – 2017

 
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