Giù Le Maschere è un delicato ma potente racconto di vita vissuta di Salvatore Striano. L’autore ci concede un’intervista, sincera e appassionata, come lui d’altronde.

Il momento più duro della tua vita?
Quando mi trovavo in carcere e sapevo che stavo per perdere i miei genitori e che non li avrei più visti.

E quello più bello?
Lo devo ancora vivere ma ci sono quasi!

Nei momenti bui che hai passato, hai mai sperato in una svolta artistica per la tua vita?
Da quando conosco l’arte in verità non conosco momenti bui. E’ già una svolta l’aver cambiato vita radicalmente. Sono stato capace di passare dalle pagine della cronaca a quelle dello spettacolo quindi questa è una svolta per me.

Com’è nata l’idea per Giù le Maschere?
Nasce dall’idea di volere aiutare quei ragazzi. Una volta che li ho incontrati e conosciuti mi sembrava il minimo che potessi fare: lasciare una traccia scritta di come vivono e di come dovrebbero vivere. Quando ti tocca abitare le carceri o le case d’accoglienza succede che le trovi dei luoghi senza senso, molto spesso dei luoghi che ti peggiorano e non ti migliorano, quindi significa che al di fuori non si fa bene quello che poi bisogna portare dentro alle case di accoglienza, dentro alle carceri. Ci vuole professionalità, ci vuole qualità, ci vogliono delle persone che sappiano veramente quello che fanno. Non ci vuole il “sorvegliare e il punire” perché di “sorvegliare e punire” quelle persone che stanno lì dentro non se ne fottono per niente… anzi ci giocano con questa cosa. Bisogna mettere in crisi le persone con l’amore, con le maestranze, con l’essere socialmente utili appunto.

Giù Le Maschere lo trovi QUI.

In Giù le maschere hai un linguaggio semplice, diretto e magnetico, è una dote innata oppure è frutto della tua esperienza pregressa?
Credo che sia da presuntuosi rispondere che è una dote innata… ma è così che parlo da sempre!

Cosa ne pensi della situazione italiana per i giovani in difficoltà?
Penso che in Italia per i giovani non si faccia assolutamente niente, niente, niente e questo è un grave problema perché non avremmo le generazioni di sbandati, di vandali, di fannulloni, di persone prive di senso civico. Questi ragazzi fanno quello che gli pare senza seguire delle istruzioni, delle direzioni.

Nella quotidianità, come possiamo renderci socialmente utili?
Visitando le carceri, i centri d’accoglienza, quando ci informiamo e sappiamo che nel nostro quartiere di residenza ci sono persone in difficoltà e prestiamo loro aiuto, per quello che possiamo. Quando noi artisti abbiamo la possibilità di parlare a tanta gente e non li deviamo ma li indirizziamo verso cose giuste.

Cos’è per te l’amore?
Per me l’amore è guardarsi negli occhi e intendersi e sorridere e abbracciarsi e capirsi. E’ stare bene con l’altra persona, è amare e sentirsi amati allo stesso tempo.

Progetti futuri? Nuovi incontri con i ragazzi raccontati in Giù le Maschere?
C’è un po’ di roba che bolle in pentola. Sto preparando la mia prima regia teatrale che debutterà in teatro a Roma il 20 ottobre all’ OFF/OFF THEATRE di via Giulia. Lo spettacolo si chiamerà “Dentro la Tempesta” liberamente ispirato al mio secondo libro “La Tempesta di Sasà”. Ho alcune partecipazioni a dei film di cui non posso dire niente e riguardo a progetti per quella casa famiglia descritta nel mio libro ci stiamo lavorando! Quindi si va avanti alla grande!

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