Dopo la recensione di Un Luogo A Cui Tornare, Fioly Bocca ci racconta molte curiositù e svela segreti sulla stesura del romanzo.

In Un Luogo A Cui Tornare, i personaggi sono incredibilmente realistici, ispirati alla realtà?
Sì, i personaggi nascono dall’osservazione della realtà. Non si ispirano a una persona precisa, ma a un insieme di storie ed esperienze raccolte negli anni.

La protagonista di Un Luogo A Cui Tornare, Argea, ha una sfida col destino, era già così dall’incipit oppure è venuta fuori lungo la storia?
La sfida nasce con l’idea della storia; la messa alla prova di Argea, alla ricerca della propria identità profonda, è il motore stesso della vicenda.

Zeligo è un uomo molto dolce, saggio, dalla storia struggente, secondo te è il classico barbone?
Non credo esista un “classico” barbone, o comunque farei fatica a riportarlo a un tipo, a caratteristiche precise. Ci sono uomini e donne senza casa; ognuno diverso e a sé, con storia e carattere propri, unici e diversi dal resto.

Qual è stata la scintilla creativa per Un Luogo A Cui Tornare?
C’erano questi due personaggi che avevo in mente da qualche tempo quando una sera, rincasando in auto, ho visto un’ombra lungo la strada – poteva essere un gatto, un cinghiale, una volpe. Un abbaglio. Ma è nata così, in una scintilla, appunto, l’idea dell’incontro-scontro tra i due personaggi. E, da quello, il resto della storia.

Un Luogo A Cui Tornare lo trovi QUI.

Gualtiero è l’icona di uomo concreto ma poco presente, è uno dei mali dell’amore?
È uno dei mali dell’amore nel momento in cui la “distanza” non è apprezzata da entrambe le parti. Il problema, io credo, è sempre una divergenza di vedute, un’inconciliabilità di bisogni e disponibilità.

In Un Luogo A Cui Tornare, parli di barboni, immigrati, di ‘ultimi’, come la comunità può aiutare questo ramo della società?
Purtroppo non ho nessuna ricetta reale, nulla di facilmente concretizzabile, quanto meno. Ho una sola certezza: fino a quando non proveremo davvero a metterci nei panni nell’altro, non troveremo né soluzioni alla sua emarginazione, né la voglia di cercarle davvero, queste soluzioni. Si tratta solo di capire che alle volte è questione di pochissimo -una spinta, una perdita di equilibrio, un cambiamento imprevisto – e ci troviamo tra gli esclusi.

La solitudine è un pregio o un difetto della quotidianità?
Un pregio fino a quando è una scelta.

La tua scrittura è leggera ma decisa, hai imparato con la tecnica oppure è innata?
È questione di esercizio. Anche di cocciutaggine, in qualche modo. Spero di continuare a imparare.

Progetti futuri? Già in mente qualcosa per la prossima storia?
Solo qualche suggestione. Decisamente troppo acerba per poterne dire qualcosa.

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