Sabrina Gregori, dopo la recensione di Semplicemente In Equilibrio, ci concede un’illuminante intervista.

 

Qual è stato l’evento scatenante che ti ha portato a cercare meglio te stessa?
Non c’è stato un evento scatenante: si è trattato di un percorso, di un graduale acquisto di consapevolezza. Nel tempo, ho imparato a focalizzare le cose che mi fanno stare meglio, quelle che sono più gradite al mio corpo e alla mia mente, quelle che realmente mi procurano un senso di appagamento, gioia e serenità durevoli.

 

Perché la consapevolezza di quello che siamo e di quello che ci circonda, è messa in secondo piano rispetto a interessi più effimeri?
Perché siamo costantemente distratti da altro. Siamo bombardati da informazioni che ci sviano da noi stessi, non siamo più abituati all’ascolto del nostro io, e spesso, quindi, non ci rendiamo conto che le nostre reali esigenze sono molto diverse da quelle che ci vengono continuamente suggerite: sono più semplici, più facili da raggiungere. Anche l’attenzione verso il nostro corpo è annebbiata: facciamo fatica a riconoscere i segnali che ci invia, per dirci di cosa ha bisogno e che cosa invece non gli procura beneficio.

 

Sei d’accordo che la coscienza del sé andrebbe insegnata fin da piccoli?
Non saprei. Non credo che la coscienza del sé sia un qualche cosa che si possa insegnare. Penso, però, che si possano dare ai bambini gli strumenti utili per svilupparla. Ritengo sia importante, per esempio, insegnare loro ad essere autonomi, a saper stare anche da soli, ad ascoltarsi, a riconoscere i propri bisogni. Ma la prima cosa che io penso debba essere insegnata ai bambini per essere persone felici è il rispetto: per l’ambiente, per gli altri e, soprattutto, per se stessi.

 

Possibile che anche in questi anni di grandi cambiamenti, soprattutto tecnologici, si pensi ancora a consumare invece che a preservare?
Noi viviamo in una società basata sul consumo. Sono ormai decenni che veniamo considerati in primo luogo dei consumatori. È un qualcosa di molto ben radicato nel nostro stile di vita. Scrollarsi di dosso questo ruolo non risulta facile. Però è proprio di questo che si tratta, secondo me: di scuotersi un po’ e lasciar cadere gli artificiosi bisogni che ci vengono proposti, e da consumatori ritornare ad essere esseri umani, in grado di riconoscere il proprio ambiente e di rispettarlo, e di vivere in maniera molto più semplice, spontanea e felice.

È questo, io credo, il grande cambiamento che sta lentamente avvenendo: le persone si stanno risvegliando, perché hanno un gran bisogno di vivere meglio. È un movimento forte, che riguarda il modo di interagire, lavorare, mangiare, svagarsi, ma è ancora molto lento, mentre avremmo bisogno di accelerare questo processo, perché il pianeta è al collasso.

Qual è il primo passo che, se compiuto da molti, ci porterebbe verso un reale miglioramento? Diventare consumatori consapevoli.

 

Anche a te capita con la raccolta differenziata, di accumulare molta più plastica di ogni altro tipo di scarto?
Per dire la verità, no. Credo sia perché già in partenza, cioè al momento dell’acquisto, cerco di stare piuttosto attenta ad evitare quanto possibile la plastica. Faccio la spesa con le mie sportine in tela ed evito di accumulare sacchetti di plastica inutili. Prediligo gli alimenti conservati in vetro o confezionati in imballi in carta. E, soprattutto, compro tutto quel che posso fresco e cerco di evitare i cibi confezionati.

 

Se dovessi consigliare a una persona affetta da ansia una scelta tra yoga e canto, quali sarebbero i tuoi parametri di giudizio?
Credo si tratti di una scelta molto personale. Quando è toccato a me, come ho descritto nel libro, ero indecisa fra le due discipline, ma in quel momento ho scelto il canto perché l’idea di cantare mi dava gioia, ed io, che avevo sempre canticchiato in ogni dove (sotto la doccia, sul lavoro, in cucina, in macchina), ho visto in questa scelta una sorta di liberazione, di possibilità di espressione.

Nel libro io descrivo a fondo quali siano a parer mio gli elementi che fanno sì che entrambe queste discipline arrechino giovamento, anche con l’aiuto di due esperte in materia. Penso però che ognuno di noi debba riconoscere, avvicinandosi a una o all’altra, quale sia il fattore di cui sente maggiormente il bisogno. Se per il canto può essere l’espressione, per lo yoga potrebbe essere il riavvicinamento alla propria interiorità, all’intimità con se stessi.

 

Quanta costanza, nella ricerca del sé, serve per arrivare a un miglioramento consistente nella propria vita?
Hai usato una parola magica: costanza! Te lo dice una che ha sempre lottato per farne un’amica durevole. Di natura, infatti, non direi di essere costante. Magari sono un’abitudinaria, ma questo non fa necessariamente di me una persona costante. Per cui mi sforzo di mantenere una certa regolarità nelle cose, lotto contro la parte più pigra di me e a volte mi impongo un’assiduità e una perseveranza che non avrei, per mio temperamento.

Non c’è dubbio, comunque, che la costanza sia spesso l’elemento decisivo per ottenere dei risultati, in qualsiasi contesto. Così mi sono imposta un ritmo regolare nella scrittura, per esempio, che per me ha sempre dato ottimi frutti; ho studiato canto per anni, per avere dei risultati che mi hanno arricchito dentro; ho allenato la mia memoria, per utilizzarla sul palcoscenico del teatro.

Anche la natura ti insegna ad avere costanza: le piante e i frutti dell’orto necessitano di cure regolari per offrire risultati.

La costanza va a braccetto col percorso, e il percorso, più ancora del risultato, è la chiave del nostro miglioramento.

 

L’equilibrio è mutevole, quali sono gli accorgimenti più importanti che consigli per non perderlo mai di vista?
Non darlo mai per scontato né per perduto. L’equilibrio è un obiettivo, non un punto di arrivo. Se siamo pronti a rimetterlo in discussione, siamo già a buon punto. La nostra vita è in costante cambiamento. Credo che il segreto sia riuscire a correggere rapidamente il tiro seguendo l’onda.

 

C’è una domanda che non ti ho fatto e che era importante?
“Qual è il risultato che desideri raggiungere con il libro Semplicemente In Equilibrio?”

Vorrei offrire, con la mia testimonianza di un iter sviluppatosi negli anni, degli strumenti di semplice utilizzo per tutti coloro che desiderano vivere con maggiore armonia, che si chiedono se sia possibile semplificarsi la vita e sentirsi meglio, che sentono che debba esserci rispetto del nostro pianeta e quindi di noi stessi. Spero che questo possa essere un “libro di servizio”, che offra spunti e idee che aiutino nel quotidiano, con un approccio soft, perché anch’io non amo essere aggredita da chi mi impone, anziché consigliarmi, un certo stile di vita, che può essere giusto, etico e condivisibile, ma deve pur sempre essere una scelta.

SEMPLICEMENTE IN EQUILIBRIO – IACOBELLI – 2017

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