La Guerra Oltre La Notizia, di Ilenia Menale, è un cosiddetto ‘libro verità’.

Il vero giornalismo è quello che si dà uno scopo e che mira a produrre qualche forma di cambiamento.”

Ryszard Kapuscinski

Sin dagli albori, il giornalismo di guerra si propone di riportare notizie e fatti dai teatri di guerra, cercando – a volte, senza riuscirci – di informare i lettori. Senza alcuna parzialità, senza distinzione tra guerre “grandi” o “piccole”, tra conflitti sovraesposti o dimenticati.

Personalmente, è una branca di giornalismo che mi ha sempre affascinato. Sin da quando iniziai a seguire Almerigo Grilz, fondatore dell’agenzia Albatross Press Agency, primo giornalista italiano a morire in un teatro di guerra dal 1945.

Non esiste la Verità in guerra. Non esiste chi ha torto e chi ha ragione. I corrispondenti di guerra rappresentano per molti, figure eroiche che mettono a repentaglio la propria vita per raccontare ciò che vedono con i propri occhi. Ma la narrazione della Verità, quella oggettiva, è spesso complessa, se non impossibile.

La Guerra Oltre La Notizia lo trovi QUI.

Perché l’equilibrio tra il dovere di informare, la necessità di garantirsi un livello minimo di sicurezza e la necessaria formazione professionale è sempre molto labile.

Senza contare che anche il “mestiere” di giornalista di guerra – sia esso free-lance o embedded – negli anni è stato profondamente mutato. Influenzato dal progresso tecnologico, quali la televisione, le nuove tecnologie audio e video ed i social network.

Oltre a questo, in La Guerra Oltre La Notizia ci si interroga principalmente su cosa, e su come, raccontare della guerra.

Hemingway, Montanelli, Kapuscinski, Terzani, fino al contemporaneo Toni Capuozzo, sono stati alcuni tra i più noti corrispondenti di guerra, e nel libro si riportano le loro esperienze, le loro diversità di stili e di approccio nel resoconto dei conflitti che hanno vissuto.

Raccontare le storie di guerra è davvero un’arte. È necessario che il reporter stabilisca una certa empatia con le persone con cui entra in contatto ma anche, e soprattutto, con il lettore.

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Infatti, oltre al racconto dell’immediato, sul campo, le esperienze vissute necessitano spesso di essere ripensate e meditate. È questo il motivo per cui molti giornalisti di guerra decidono di scrivere libri, creando un unicum tra opera narrativa e reportage giornalistico.

Cosa è che porta ad intraprendere il mestiere di reporter di guerra? Per molti versi, si potrebbe parlare di una sorta di missione.

Elementi fondanti, oltre ad una certa irrequietezza d’animo alla R. L. Stevenson, possono dirsi una reale volontà di conoscenza. La volontà di indagare la verità delle storie e degli uomini e rendere partecipi i lettori di altre umane vicende.

“Storie”, non solo enunciazione di fatti, spesso drammatiche, ma anche storie di speranza e compassione. Ciò che anima i reporter non è un mero spirito di avventura, ma la volontà di dare voce a chi non cel’ha.

“Allenare lo sguardo”, come diceva Kapuscinski, perché il bisogno di raccontare – e di ascoltare – è insito nell’uomo.

LA GUERRA OLTRE LA NOTIZIA – MATTIOLI1885 – 2017

   

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