Antonello Dose, da 22 anni una delle voci de Il Ruggito del Coniglio su Rai Radio 2, co-fondatore del gruppo Arcobalena che nel movimento religioso buddista Soka Gakkai riunisce le persone LGBTQ, attore, ora scrittore de La Rivoluzione del Coniglio e molto altro.

Essere accolti in casa sua per un caffè è stato come passare a trovare un amico per fare quattro chiacchiere.

L’intervista che ne è scaturita è tutta vostra. Buona lettura!

Come diavolo ti è venuto in mente di scrivere un’autobiografia?

Mi ha contattato l’editor Beppe Cottafavi proponendomi di scrivere un libro esperienziale. Il fine era raccontare l’esperienza buddista, di fede.

È una cosa sulla quale ho dovuto riflettere a lungo. Il contratto con Mondadori infatti l’ho firmato a libro finito.

Cottafavi pensava scrivessi un libretto semiserio di buddismo.

In realtà mi ha messo di fronte ad una grossa sfida e all’ inizio ho detto di no. Per capacità e perché mi avrebbe costretto ad affrontare determinate cose (i miei genitori ancora non sapevano che sono sieropositivo, li avevo protetti per 23 anni).

Cottafavi ha insistito e intanto Paolo Restuccia mi lavorava ai fianchi facendomi capire l’opportunità che questa cosa poteva essere.

Di fronte all’ oggettività dell’esperienza religiosa, la sfida di riuscire a comunicarne una parte e poter essere utile alle persone nella mia situazione o in situazioni comunque di difficoltà, mi ha fatto dire di sì. Così mi sono cimentato nei fine settimana. Non avendo nulla da insegnare a qualcuno, mi sono aggrappato alla verità.

E come sono le conseguenze di quest’azione?

Le sto vivendo ora ed è una nuova esperienza che sto apprezzando molto.

A livello intellettuale mi dà piacere perché mi conferma che l’impianto teorico buddista col quale ho accettato questa scommessa e l’aspetto del cuore col quale ho cercato di fare questa offerta della mia vita, manifesta degli effetti positivi assicurandomi che ho fatto bene.

Ho un grande ritorno affettivo e non c’è modo migliore di impiegare la propria vita che esser utili al prossimo.

La pratica buddista ha questo potere e sarebbe stato un peccato tenermi tutto per me.

Se non sono morto anni fa, né lo scorso anno quando sono stato ricoverato…a questo punto andiamo in giro a raccontare!

Si può vivere felici con l’ hiv e qualsiasi altro problema. Bisogna crederci.

Chi ha letto per primo il libro?

Paolo Restuccia, Fabrizio (fidanzato di Antonello), Cottafavi, Angelo (per sapere chi è leggi il libro) e Roberto Minganti (Resp. pubbliche relazioni dei buddisti italiani) perché, essendoci la volontà di fare comunicazione della pratica buddista, volevo esser certo di non far danni.

I tuoi genitori, come Marco Presta, hanno saputo dell’ hiv in occasione dell’uscita del libro?

L’estate scorsa, prima di firmare il contratto, ho convocato i miei genitori e gli ho raccontato cosa sarebbe successo, spiegandogli che tutto questo poteva avere una sua utilità. Mia madre ha reagito subito bene, papà è stato più preoccupato, ma alla fine sono riuscito ad alleggerire il tutto.

Per i miei genitori non è stato semplice: attore, gay, buddista e ora anche sieropositivo. Certo gliele ho centellinate nei decenni, però…mio padre voleva fossi un odontoiatra. Ma la vita è così.

E con Marco Presta com’è andata?

Il problema maggiore è la gestione delle relazioni e sentivo che se Marco avesse saputo che sono sieropositivo me lo avrebbe ricordato con le attenzioni e l’affetto quotidianamente.

Non volevo identificarmi col problema.

Sono stato molto attento, soprattutto nei tempi in cui non era ancora chiaro come l’ hiv si potesse trasmettere, come ho scritto nel libro, non ho mai preso in braccio i miei nipoti né i figli di Marco. Non ero anaffettivo, solo molto attento. Dirglielo non era necessario.

Ovviamente Marco non lo ha saputo dal libro, anche a lui ne ho parlato prima. Mi ha detto “capisco perché non me lo hai detto 23 anni fa, quando era un’altra cosa”.

Noi viviamo a strettissimo contatto, siamo diversi ma complementari, o siamo una coppia karmica o siamo due folli. Comunque funziona.

Questa cosa ci ha migliorato il rapporto.

In che sequenza è stato scritto La Rivoluzione del Coniglio?

Esattamente come è stato pubblicato.

Il primo capitolo (poi prologo) è un capitolo non sense, come diceva sempre Barba (Eugenio) “la prima scena di uno spettacolo teatrale deve solo sorprendere e attirare l’attenzione”.

Come vivi le critiche?

Negli anni mi sono smussato, prima di fronte ad una critica negativa mi chiudevo, ora avendo compreso il mio karma, il mio meccanismo, sono più rapido nel superarlo e andare oltre.

Fabrizio è buddista?

Sì, lo è diventato come tutti i miei ex. È una cosa cui dedico così tante energie e convinzioni (è stata la mia tavola da surf per stare sulla realtà) che per entrare in contatto con me devi farci i conti. Prima facevo due tre riunioni al giorno, ero molto attivo.

Per chi mi sta accanto sicuramente all’ inizio deve essere strano, sentirmi recitare ore, poi ho casa e una cantina piena di conigli. Nei 22 anni di trasmissione, di tutti i regali che mi sono arrivati, non ho mai buttato uno spillo. È una questione di rispetto e affetto. Sono cose che arrivano dal cuore e mi sono ritrovato con un “caveau coniglio”.

Come vedi il futuro?

Se penso al futuro penso che ormai voglio tutto: mi voglio sposare, voglio diventare ancora più utile, andare oltre il successo della radio. Per dare un senso a chi non c’è più e a tutto questo percorso. In un’epoca in cui non si sa cosa succederà…

Grazie all’ ottimismo, alla preghiera assidua e allo sforzo quotidiano ho ottenuto un risultato che non è bidibibodibibù, ma è la capacità che abbiamo tutti noi esseri umani. Se ci impegniamo possiamo fare delle cose meravigliose.

Allora facciamole!

Tutti abbiamo il potenziale di buddità, tutti possiamo dare gioia, desiderare il bene dell’altro. Questo rende le persone potenti al punto da avere la protezione dall’ ambiente, e nel mio piccolo è ciò che sto sperimentando. È  semplice, primordiale e molto bello. Credo anche che rendersi autosufficienti sia il futuro. Se avessi un figlio tra gli scopi della mia vita ci sarebbe la costruzione di una piccola fattoria autosufficiente. Una piccola terra da coltivare, pannelli solari e tutto ciò che serve per essere autonomi.

Oggi ciò che mi tiene in Italia sono i miei genitori ed il bellissimo lavoro che ho.

Segue…

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