L’Arte Della Guerra, una citazione:

“Devi utilizzare tutte le arti, perché Cus era fissato con l’arte. Anche condizionare le menti degli altri era arte. Oscura, ma pur sempre arte. L’arte della guerra, l’arte della sopravvivenza, l’arte del mondo: ho sempre guardato a ogni cosa come a un’arte.”

Cosa c’entrerà mai Iron Mike con Sun Tzu, a cui si deve l’omonimo manuale militare contenente le regole su come condurre una guerra vittoriosa nell’antica Cina?

C’entra, eccome.

Cus D’Amato e Mike Tyson costituiscono forse il più grande sodalizio della storia della boxe, insieme a quello parimenti immortale formato da Muhammad Alì e Angelo Dundee. Sempre un italiano da una parte ed un afroamericano dall’altra.

Perché L’Arte Della Guerra è la storia di due guerrieri, due emarginati di successo, due pezzenti, “una reliquia del passato e un poveraccio venuto dai bassifondi, seduti in una stanza nel nord dello stato di New York, che progettano la conquista del mondo.

L’epico allenatore di boxe prende un ragazzo tredicenne a casa sua e sotto la sua ala protettrice, crescendolo come un figlio. E nel 1986, a vent’anni, il suo pupillo diventa il più giovane campione del mondo dei pesi massimi.

Inizia la leggenda.

A Brooklyn da bambino Tyson non era altro che un delinquentello che campava di imbrogli, un loser sovrappeso, vittima di bullismo da parte dei ragazzi più grandi.

“In un certo senso, quando salivo sul ring, mi vendicavo di tutte le persone che mi avevano fatto del male quando ero piccolo lasciandomi un segno indelebile. Nessuno mi avrebbe più perseguitato. Immaginavo che il mio avversario fosse uno dei teppisti che mi prendevano di mira quando ero più giovane. Ero dannatamente serio. Non lo facevo per trovare una motivazione. Ero affamato di potere di gloria.”

Cus era molto in anticipo con i tempi: psicologia, ipnotismo, alimentazione, medicina alternativa. Cus aveva un cuore grande e faceva sembrare immensa ogni minuzia. Ma era anche tosto e testardo. E non solo. Però Cus inculca in Mike la fiducia in se stesso, indirizzandone il fuoco che portava dentro.

Con disciplina ed allenamenti durissimi, prese la sua rabbia e il suo dolore trasformandoli in un’arma spaventosa. Forgiando la sua determinazione e la sua psiche, insegnandogli a incanalare e a utilizzare a proprio vantaggio la propria paura, terrorizzando gli avversari.

Ma l’autostima acquisita non fa dimenticare a Mike come essere critico con se stesso, la propria emotività e la propria timidezza. Non è infatti un duro come crede la gente, perché “rimuovere gli strati che nascondono l’essenza di una persona è un processo doloroso”.

Con grande sincerità e affetto, Tyson ci racconta il suo legame – solo accennato nella precedente biografia True – con il padre adottivo che lo ha plasmato.

L’Arte Della Guerra rende giustizia al rapporto tra i due ed all’opera rivoluzionaria di Cus D’Amato nella boxe, a partire dal suo primo pupillo e campione del mondo di boxe nel 1956, Floyd Patterson.

Perché il libro è anche un tesoro di informazioni sui pugili del passato e sull’influenza della criminalità organizzata nella “nobile arte”, svelando retroscena poco noti del mondo della boxe.

Un racconto che è una lezione di vita, per chiunque, anche senza salire su di un ring.

L’ARTE DELLA GUERRA – PIEMME – 2017

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