Aldo Cazzullo, giornalista e scrittore, qui insieme ai suoi figli Rossana e Francesco con i quali ha dato vita a Metti Via Quel Cellulare!

L’idea di un libro dialogo con i tuoi figli a chi è venuta e come realmente si sono svolte le chiacchierate con Rossana e Francesco, poi divenute capitoli?

L’ho proposto ai miei figli che in un primo tempo l’hanno vissuta come una fissazione del papà, poi si sono appassionati. Io ho scritto al computer, loro spesso sull’i-phone, via whatsapp.

In casa vostra come cerchi di arginare il fenomeno dell’essere sempre collegati?

Con il dialogo. Infatti da quando abbiamo scritto il libro insieme i ragazzi usano il cellulare un po’ meno e un po’ meglio. E io ho capito meglio perché per loro è così importante.

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Dall’inizio della stesura del libro, confrontandoti con Rossana e Francesco, su quale punto hai cambiato opinione?

Ho capito che la rete può diventare, oltre che un luogo d’incontro, un rifugio per persone che non si sentono accettate nella vita vera e scoprono sul web di non essere sole, che ci sono tante persone che pensano e sentono come loro.

Cosa per te rappresenta la rivoluzione digitale e come ne vedi il futuro?

Vedo certo grandi opportunità ma anche il rischio di dipendenza, alienazione, impoverimento dei rapporti umani. Viviamo un tempo di individualismo sfrenato. La rete può farlo degenerare nel narcisismo di massa.

Il cellulare in realtà è uno specchio; e l’immagine su cui siamo chini è sempre la nostra.

Vogliamo far sapere al mondo quel che pensiamo, mangiamo, vediamo; ma al mondo di noi non importa nulla.

In rete tutti parlano e nessuno ascolta.

Questo genera frustrazione. Per farsi sentire si avverte l’esigenza di alzare la voce. Nessuno comincia una discussione on line dicendo semplicemente: “Non sono d’accordo con te”. Si comincia offendendo, minacciando, calunniando; e le fake news sono più lette delle notizie vere.

Come si potrebbe arginare il dilagare delle fake news?

Recuperando i buoni vecchi media tradizionali. E rendendosi conto che la cultura e l’informazione non sono gratis. Gratis trovi solo quello che vogliono farti trovare.

La responsabilità della crescita dei figli, dei loro valori, come dice Rossana, è ancora solo dei genitori. Questo è più un conforto o una doppia responsabilità ora che abbiamo come competitor i social, gli smartphone, la rete?

E’ una responsabilità accresciuta. Ma i miei figli hanno ragione: il cellulare a volte per noi adulti diventa un alibi. Non riusciamo più a parlare con i ragazzi, e diamo loro il cellulare un po’ come i nostri genitori ci mettevano davanti alla tv.

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Una riflessione che esce fuori dal libro è sicuramente il fatto che per la prima volta i “padroni della rete” sono considerati i buoni, non brutti cattivi e sfruttatori, cosa cambia per l’utente finale questa visione?

E’ vero, la rivoluzione digitale è la prima nella storia dell’umanità in cui i padroni sono considerati i buoni.  L’utente deve capire che nulla in rete è davvero gratis. C’è sempre un prodotto che viene comprato e venduto; e quel prodotto siamo noi. La rete sa tutto di noi; e rivende le informazioni alla pubblicità.

Bill Gates e Steve Jobs hanno cresciuto i loro figli lontani dalla tecnologia, questo cosa ci dice?

Che predicano male e razzolano benissimo.

Il web alla fine è davvero solo lo specchio di ciò che siamo come pensano i tuoi figli?

Loro dicono: la rete non è né buona né cattiva in sé; la rete siamo noi; e renderla umana sarà il compito della nostra generazione. Spero davvero che ci riescano. Di sicuro hanno ragione quando dicono: “Noi faremo lavori che oggi non esistono, o non esistono ancora i nomi per definirli”.

Metti Via Quel Cellulare è un consiglio a breve termine, quale dai per affrontare un futuro più ampio a noi genitori e ai più giovani?

Dialogare. Parlarsi tra generazioni è fondamentale. Non solo tra genitori e figli, ma tra nonni e nipoti. L’amore a cerchio di vita tra nonni e nipoti è meraviglioso. Ed è prezioso come meccanismo di trasmissione della memoria.

Quanto la rivoluzione digitale ha, secondo te, inciso sull’approccio nei confronti dei libri, delle librerie, dell’editoria?

Sono molto preoccupato. Secoli di letteratura, arte, musica entrano nel cellulare, vengono fatti a pezzi e gettati in aria come coriandoli. Il meglio di quel che l’uomo ha scritto, dipinto, composto, pensato viene triturato e ridotto a frammenti, destinati a perdersi nel mare magno delle sciocchezze e delle falsità. Non vedo libri, giornali, dvd, cd in mano ai giovani. Non li vedo al cinema, a teatro, all’opera, allo stadio. Perché un film dura due ore, una partita novanta minuti più recuperi; i filmati su youtube dopo pochi secondi hanno già annoiato. So bene che gli articoli sono più letti di un tempo, la musica più ascoltata, la tv più vista; ma appunto a frammenti, a pezzetti.

Un libro che non sei riuscito a finire e uno che è stato importante nella tua vita?

Il Maestro e Margherita. I dolori del giovane Werther

Se fossi un libro saresti?

L’isola del tesoro di Stevenson. O il Purgatorio di Dante.

 

Aldo grazie mille per l’intervista e un abbraccio a Rossana e Francesco, che hanno cambiato la mia visione delle cose.

METTI VIA QUEL CELLULARE – MONDADORI – 2017

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