Cosa Faremo Di Questo Amore, una citazione:

“Ai bambini, tra le prime cose che s’insegnano a scuola, ci sono i concetti di dentro e di fuori. All’asilo le maestre usano circonferenze e quadrati, fanno colorare negli spazi, nei triangoli e nei rettangoli, suggeriscono ai piccoli allievi di stare bene attenti alle linee dei poligoni e di rimanerci dentro col pennarello rosso e di usare, invece, l’azzurro per quel che c’è fuori. Riempire di rosso l’area delimitata del tetto della casa e usare l’azzurro per il cielo, senza fuoriuscire, senza sbavature. Ugualmente, agli adulti dovrebbe essere insegnato come sia lo stare dentro e lo stare fuori da una relazione.”

Amore e separazione sono gemelli siamesi. Eppure, non ci sono testi o manuali specifici che aiutino ad affrontare un lutto amoroso.

Ci sono infinite guide per conquistare un uomo o una donna. Ma nessuna che spieghi come lasciarsi senza farsi del male. Sono stati prodotti tantissimi studi scientifici sul corteggiamento, umano ed animale – Konrad Lorenz insegna – ma neanche una fenomenologia della rottura.

Forse il grande manuale che ciascuno di noi può consultare durante una crisi sentimentale è la letteratura. In essa, infatti, quasi ogni storia è la storia di qualcuno che abbandona o che viene abbandonato. Da Enea e Didone ad Anna Karenina, da Carver a Bolaňo, passando per Flaubert e De Roberto, non c’è scrittore che non abbia scritto di amori esausti, sfioriti o impossibili.

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E se tutta questa tristezza non servisse solo a farci piangere, ma anche a lenire le pene di un cuore ferito? Perché non c’è cura migliore di un libro per capire che le relazioni sentimentali, da sempre, finiscono. Così come da sempre gli uomini e le donne si rialzano, ritrovando la felicità in altri corpi ed altri letti, lasciando che l’oblio, il vino, le notti bianche aiutino il decorso con il loro effetto medicamentoso.

In Cosa Faremo Di Questo Amore si vivisezionano le forme dell’addio, con l’ausilio e le parole degli scrittori e dei protagonisti della grande e piccola letteratura.

E si suggerisce che la letteratura altro non sia che un’ancora di salvezza. Quelle stesse opere che mettono il lettore davanti alla disperazione dell’abbandono amoroso sono poi le stesse che aiutano a salvarsi da quelle stesse assenze.

Gabriele Di Fronzo, torinese classe 1984, nella vita è anche bibliotecario, e grazie alle sue letture – ma anche grazie al cinema dei sommi Truffaut e Tarkovskij – ci regala un libro sofisticato che ci riappacifica con la nostra umanità. Attraverso una scrittura raffinata ma intima, ci prende per mano accompagnandoci in frammenti di discorsi amorosi di barthesiana memoria.

“Al momento ho riconosciuto uno sciame infinito di galatei privati per superare il dolore, e per ora so che i racconti che preferisco sono quelli in cui si inscena un’ipotesi di cuore che sopravvive alla perdita senza fuggirne. L’uomo o la donna in queste storie scontano il proprio dolore da fermi, si comportano al pari di quelle bestie che non si muovono dal luogo in cui sono state ferite. Non scappano, restano.”

Perché siamo animali, pur evoluti, e la sopravvivenza è l’ultimo fine. E anche se non esistono cure universali al contagio dell’amore, il viaggio è comunque bellissimo.

COSA FAREMO DI QUESTO AMORE – EINAUDI – 2018

   

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