Lo Scemo Di Guerra E L’Eroe Di Cartone, una citazione:

“Il tramonto in Africa era uno spettacolo che lasciava senza fiato: quegli arancioni e quei rossi coloravano le ombre delle increspature della sabbia del deserto. Libbertu non riusciva ad assuefarsi, ogni volta era come la prima, ma il fiato che mancava per lo stupore adesso portava con sé un sapore amaro. Tutto, tutto attorno diventava nulla nel buio assoluto e quella sera neanche la luna voleva assistere. Il fiato per molti sarebbe stato l’ultimo e la sabbia si sarebbe di nuovo colorata di rosso.”

Tutto inizia e finisce a Vazzarìa.

Questo immaginario paese dell’entroterra siciliano è l’approdo del disertore Nirìa che, originario di Traìo (un caso l’anagramma di Troia?), durante lo sbarco alleato del 1943 scappa sulla scia di un sogno premonitore. Padre e figlioletto al seguito, diventa lo sgangherato condottiero di un manipolo di fuggitivi.

Libbertu, invece, a Vazzarìa ci è nato: secondo di sette figli, gran lavoratore e con una sincera passione per lo studio, subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, decide di arruolarsi con le camicie nere, sperando di dare una direzione al proprio futuro, e così parte per la Libia.

In Lo Scemo Di Guerra E L’Eroe Di Cartone, vicende personali, drammatiche ma anche esilaranti, spassose e grottesche, s’intrecciano al racconto della Seconda guerra mondiale.

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In particolare all’operazione ‘Pugilist’ in Nord Africa che vede la disperata e vana resistenza delle forze italo-tedesche, e all’operazione ‘Mincemeat’, capolavoro dell’intelligence inglese per ingannare e depistare i tedeschi circa lo sbarco in Sicilia delle truppe alleate.

La storia commuove, diverte, e fa arrabbiare, mettendoci di fronte a un quadro drammatico, nel quale comunque prevalgono l’amore per la vita, l’amicizia autentica che è collante e fonte di speranza nonostante menzogne e meschinità, sentimenti che accomunano vincitori e vinti.

Il personaggio di Nirìa oscilla tra l’Enea di Virgilio e il Gassmann de “L’Armata Brancaleone”, mentre quello di Libbertu – realmente esistito – è vero e umano anche sulla carta.

Lo Scemo Di Guerra E L’Eroe Di Cartone è il primo romanzo di Alberto Maria Tricoli, storico dell’arte e tipografo, nel quale si offre al lettore la possibilità di scegliere una definizione di uomo di valore.

Lo scrittore attinge alla sicilianità più schietta per delineare la personalità di Nirìa e Libbertu. Tipi umani differenti nell’affrontare le vicissitudini della vita. Distanti nelle scelte che compiono davanti al pericolo, opposti nella considerazione che gli altri finiscono per avere di loro.

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Terza protagonista, che si rifiuta di rimanere sullo sfondo, è la Seconda guerra mondiale, ed un momento cruciale della stessa, sul suolo patrio. Ma c’è anche un quarto protagonista, il linguaggio e la prosa del libro. Una miscela di italiano e di vernacolo siciliano, comprensibile e godibile, mai fuori luogo, mai scontato, mai così accattivante, parte integrante della narrazione della storia.

Lo Scemo Di Guerra E L’Eroe Di Cartone ci si trova catapultati in atmosfere che rimandano un po’ a “Mediterraneo” di Salvatores, un po’ a “Malena” di Tornatore, pagine i cui colori sembrano virare al seppia, mentre in realtà zampillano di umori e sangue vivo.

Vazzarìa che sembra un po’ Macondo, anche se sporcata da una guerra in cui tutti sembrano vinti.

E questo è un libro particolare e pregevole, che ti fa esclamare, come molto spesso fanno i suoi personaggi, “Minchìa!”

LO SCEMO DI GUERRA E L’EROE DI CARTONE – EDIZIONI SPARTACO – 2018

   

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