Le Ragazze, una citazione:

Eravamo state con gli uomini, gli avevamo lasciato fare quello che volevano. Ma non avrebbero mai conosciuto le parti di noi che gli tenevamo nascoste: non ne avrebbero mai sentito la mancanza e non avrebbero neppure capito che c’era qualcos’altro da cercare.”

Ad essere sincero, avevo sentito parlare di Emma Cline già da qualche tempo come l’enfant prodige della nuova letteratura americana. Caso editoriale dell’anno con il suo romanzo Le Ragazze.

La stragrande maggioranza degli “addetti ai lavori” è rimasta sbalordita dalla qualità della scrittura e dalla maestria dei mezzi espressivi, ad onta della giovane età.

Emma ha infatti scritto Le Ragazze a 24 anni.

Mi sono chiesto quali possano essere le ragioni che portano una giovane donna a scrivere una storia ispirata, seppur alla lontana, a fatti così distanti nel tempo (i massacri operati dalla Family di Charles Manson nel 1969).

Le Ragazze lo trovi QUI.

Ma, dopo tutto, da semplice lettore sono solo due le cose che debbono interessarmi: la prosa e la qualità della storia che viene raccontata.

Un famoso autore – nonché grande affabulatore – interrogato su questo libro, pur riconoscendone la qualità sublime della scrittura, ha sostenuto come il romanzo sembri scritto da un computer, tanto è stilisticamente perfetto, ma difetti invece di anima, non riuscendo a smuovere il cuore del lettore.

Non sono d’accordo. Oltre alla qualità eccelsa della prosa che scorre vivida e potente, alternando passaggi introspettivi ad altri descrittivi. Come un quadro di Hopper, si pone quasi come una summa della letteratura americana degli ultimi sessanta anni. Mi fa pensare a Franzen nella resa dei silenzi e dei sotterranei magmi familiari. A Salinger per la descrizione pulsante e sofferta di quell’età di passaggio che é l’adolescenza.

L’anima di Le Ragazze è data proprio dai personaggi del titolo. L’io narrante Evie, adolescente che si sente invisibile agli altri coetanei, stretta nei panni di ragazzina figlia di genitori separati nella sonnacchiosa provincia californiana di fine anni 60. E le ragazze del ranch (o, meglio, della comune) che lo popola.

Evie entrerà nella comune, un po’ casualmente un po’ per evasione e per scelta. Attratta dal magnetismo di Suzanne e dalla vitalità senza compromessi delle altre (Helen, Donna, Roos).

A capo della comune, la figura carismatica di Russell, padre e padrone, con la sua aura totalizzante, ispiratore e capo indiscusso della comunità, basata sul concetto di amore universale e fratellanza. Sotto le cui ceneri covano però braci imprevedibili. Che daranno alla vita di Evie una direzione ed una impronta che non si sarebbe mai aspettata.

Le Ragazze una storia sulla perdita dell’innocenza, tema caro alla cultura americana, e sulla ricerca spasmodica di un’utopia.

Di un ideale al quale disperatamente aggrapparsi, ma anche sulla crescita e sugli strappi che le scelte di vita inevitabilmente comportano, sulle pulsioni che iniziano ad affacciarsi in un corpo ed in una mente giovane. Sulle dinamiche che possono liberare, ma anche asservire una giovane in un contesto comunitario dove il concetto di Io non esiste e dove l’individualità si annulla.

É una storia bellissima sulle scelte, anche quelle che non compiamo in totale autonomia, perché altri – per amore, per protezione, per gelosia – scelgono in un istante al posto nostro.

Io non so quale storia Emma deciderà di raccontarci nel prossimo libro che darà alle stampe. So solo che quel giorno io sarò in libreria ad acquistarlo.

LE RAGAZZE – EINAUDI – 2016

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