Pink Floyd A Pompei è la storia del celebre concerto floydiano Live At Pompei, raccontata dai The Lunatics con testimonianze storiche, prima fra tutte quella di Adrian Maben.

Intorno ai Pink Floyd ha sempre aleggiato un certo alone di mistero e magia. Dai tempi dell’addio di Syd Barrett in poi questa sorta di esoterica curiosità invece che affievolirsi si è ispessita.

E il regista Adrian Maben proprio su questa caratteristica della band ha fondato la sua idea di filmare i Pink Floyd in luogo assurdo, anche solo al pensiero dei permessi da reperire per girare con la cinepresa.

In Live at Pompei, Adrian Maben vuole trasmettere il concetto di assenza da anteporre a quello di assoluta presenza verificatosi nel concerto di Woodstock, evento che in quel periodo aveva colpito il mondo intero e non solo quello musicale.

Quale posto migliore dell’Anfiteatro di Pompei per esprimere in assoluto il concetto di assenza?

Pink Floyd A Pompei lo trovi QUI.

Maben viene folgorato da quel luogo in un giorno che sta pensando a tutt’altro, infatti si è perso il passaporto, proprio da quelle parti e nella solitudine della ricerca gli appare Pompei in tutto il suo misterioso splendore.

L’austerità dell’anfiteatro gli accende la scintilla del progetto che porterà dopo tantissime perizie a una pietra miliare visiva della storia del rock.

E’ difficile ottenere i permessi. E’ molto complicato comunicare con la produzione che manda materiale in meno di quello che in verità necessitano sul posto. In più alla fine delle riprese pompeiane Adrian Maben e la sua equipe si rendono conto che il materiale non basta. Canzoni tipo ‘Astronomy Domine’ vengono lasciate fuori dal progetto.

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Maben non si scompone e realizza una seconda serie di filmati nella sala di registrazione dei Pink Floyd. Rivela annedoti incredibili sul periodo d’oro floydiano, ovvero quello a cavallo della produzione di “The Dark Side of The Moon.” Annedoti come le chitarre improvvisate di David Gilmour in un cucinotto che poi in alcuni casi diventeranno quelle famose dello stesso “The Dark Side of The Moon”.

In Pink Floyd A Pompei, i The Lunatics riescono a ricreare clima e stati d’animo di quegli anni. I primissimi dei ’70, con tutta la carica rock e la voglia di creare qualcosa di nuovo.

Un linguaggio piacevole e le tantissime testimonianze autorevoli rendono Pink Floyd A Pompei, un libro godibile anche per chi non è fan dei Pink Floyd.

Curiosa l’immagine di quarta di copertina, ovvero un cronometro che era usato al tempo per cronometrare e quindi sincronizzare manualmente le parti video con quelle audio.

Pink Floyd A Pompei è inoltre una lezione di cinema classico con l’aggiunta di una visione personale che diventa realtà, malgrado le abissali difficoltà iniziali e i tanti punti da gestire inventando qualcosa di nuovo.

E qualcosa di nuovo è stato inventato, ovvero “Live at Pompei”, un concerto che rimarrà per sempre fuori dal tempo.

LIVE AT POMPEI – GIUNTI – 2016

 

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