Un Mare Di Plastica, una citazione:

“Davvero le correnti portano in giro per il mondo la nostra maleducazione, incuranza, trascuratezza, ignoranza e incapacità di programmare il futuro. Fino a qui.”

Circa 5.250 miliardi di pezzi di plastica galleggiano sui mari di tutto il mondo. Cinquanta grammi per ogni essere umano presente sulla Terra. E sono soltanto dati prudenziali.

Le micro e nanoplastiche ci stanno avvelenando. Il nostro carnefice è quello stesso materiale che – pratico, flessibile nell’uso, leggero ed economico – è da settanta anni la risposta a molte esigenze della modernità.

Negli ultimi anni il tema della plastic pollution nell’oceano ha riscontrato un interesse crescente nell’opinione pubblica ed in molti – dal Papa all’ONU, dalle stelle di Hollywood alla Commissione Europea – hanno sollecitato attenzione e soluzioni.

Il problema della presenza di plastiche, così come quello del riscaldamento globale, è frutto di flussi e di spostamenti causati dagli esseri umani: rifiuti, gas, inquinamento non restano confinati nei luoghi in cui vengono prodotti ma si spostano con dinamiche planetarie. E i danni conseguenti colpiscono ovunque.

Per tale ragione, nell’agosto del 2016 un gruppo di ricercatori imbarcati su una nave russa ha percorso per la prima volta il mitico passaggio a Nord Ovest, dalla Groenlandia al Canada Occidentale, per raccogliere dati sulla presenza di plastiche e microplastiche in quel tratto estremo del mare Artico.

Franco Borgogno ha partecipato a questa spedizione con i ricercatori del 5 Gyres Institute e con “Un mare di plastica”, attraverso il racconto del viaggio e di questa esperienza di ricerca, ci aiuta a prendere coscienza del più grave e diffuso inquinamento moderno, guidandoci alle attenzioni da osservare ed ai comportamenti da evitare nella vita quotidiana.

Un Mare Di Plastica sottolinea la tragicità delle evidenze relative alla raccolta dei campioni durante la traversata, a cui l’autore contrappone però vivide ed intime impressioni circa la bellezza degli ambienti artici, in un contesto “di frontiera” che fa riscoprire all’uomo la propria piccolezza di fronte allo spettacolo ed alla magnificenza della Natura.

L’oceano è un sistema unico, per quanto gli umani si divertano a dividerlo in mari e oceani. Ma è una cosa sola ed è l’organo più prezioso del nostro pianeta perché regola la temperatura terrestre, produce circa la metà dell’ossigeno dl pianeta, fornisce cibo a miliardi di persone.

Dobbiamo proteggerlo non per etica o per ecologismo ma per puro egoismo, al fine di preservare la nostra salute.

La natura soffre ma in qualche modo si adatta. Lo fa da sempre. Noi no. Noi esistiamo da una frazione minima di tempo rispetto all’esistenza del nostro pianeta, pari a circa 3,5 miliardi di anni. Se la storia della Terra fosse sintetizzata in una giornata, l’uomo comparirebbe soltanto alle 23.58, due minuti prima di mezzanotte.

Ma i mutamenti che stiamo imponendo al nostro biosistema avvengono ad una velocità tale da non concederci il tempo per adattarsi agli stessi, sia tecnologicamente che fisiologicamente.

Cambiare atteggiamento quindi, ed in fretta.

Magari, come prospettato da Borgogno, tenendo a mente “la regola delle tre R”: riduci, riutilizza, ricicla.

Perché i comportamenti individuali sono soltanto le tessere di un puzzle più grande. E tante piccole azioni possono fare moltissimo e portare a decisioni globali, estremamente preziose.

Perché sono in gioco l’oggi e il domani. Di tutti noi.

UN MARE DI PLASTICA – NUTRIMENTI – 2017

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