Dopo la recensione di Waitin’ 4 The Dawn, i Movin K si concedono a Rock’n’Read per un’intervista appassionata.

Qual è la genesi di Waitin’ 4 the Dawn?

Waitin’ 4 the Dawn nasce con l’intento di tradurre in musica un periodo emotivamente molto intenso che ha solcato il cammino esistenziale e spirituale dell’autore, Francesco K Epiro. Musicalmente rappresenta un grande passo avanti rispetto ai lavori precedenti, perlomeno da un punto di vista produttivo (il giudizio critico sulla qualità dell’opera e’ ovviamente esclusiva di chi ascolta); per questo album sono stati fatti grandi sforzi economici e impiegati molti mesi di lavorazione per cercare di ottenere un risultato il più vicino possibile a ciò che “suonava” nei nostri pensieri e nelle nostre intenzioni. Le prime registrazioni dedicate a questo lavoro risalgono al 2013; abbiamo realizzato circa trenta canzoni, co-operando con 3 studi di registrazione: il Metropolis Studio di Alessandro Marcantoni ed il Real Sound Studio di Roberto Gramegna a Milano, ed ad Aosta il TdE Studio di Simone “Momo” Riva, che ha curato il mix ed il mastering dell’album, contribuendo anche alla definizione del sound generale. In più abbiamo avuto la possibilità di interagire con altri artisti che hanno dato il loro contributo suonando e cantando in alcuni brani.

Stilisticamente la scelta è stata quella di far sì che ogni brano fosse l’espressione musicale del sentimento che ha generato la sua nascita, lasciando che gli arrangiamenti e la tessitura sonora si evolvessero unicamente in base alla naturale ispirazione artistica, e svincolandoci, quindi, da ogni necessità di genere o etichetta; questo ci ha permesso di esplorare diversi territori e dare libero sfogo a sperimentare le diverse influenze che compongono il nostro background musicale, generando un sound che può definirsi prog non tanto come riflesso stilistico del genere specifico, ma proprio nell’intento di non chiudere le nostre ispirazioni dietro necessita’ stilistiche, mantenendo comunque, crediamo, una precisa identità artistica.

Liricamente l’album e’ il racconto di un viaggio interiore, che diventa necessario quando l’oscurità dominante opprime il nostro essere tanto da alienarci completamente dalla società in cui viviamo; ed in questa tormentata alienazione comprendiamo che non possiamo aspettare passivamente la nostra rinascita sperando in cause esterne a noi, ma dobbiamo invece riprendere connessione con il nostro cuore, con la nostra vera identità  spirituale e tornare ad illuminare la nostra anima ed i nostri pensieri grazie alla Luce primordiale con cui Dio nutre eternamente il nostro cuore.

 

E’ bellissima l’idea di gestire l’album come fosse un film, avete contaminazioni cinematografiche?

Assolutamente sì, il cinema è da sempre l’altra nostra grande passione. Il linguaggio cinematografico, e più in generale l’espressione visiva della musica stessa, sono sempre stati aspetti molto interessanti su cui lavorare e sperimentare. Molto spesso inoltre il mondo della prog music e la forma “concept album” sono stati contesti in cui gli artisti provano a vestire le proprie opere con componenti visive molto caratterizzanti, dall’accuratezza nella gestione grafica del package fino alla traduzione del progetto in film o rappresentazioni teatrali. Nel nostro caso le influenze cinematografiche non si limitano ad un contesto visivo ma toccano anche ambiti concettuali delle liriche, che, sebbene fondate sulle esperienze emotive dirette dell’autore, traggono inevitabilmente ispirazione anche da ciò che ha contribuito negli anni a formare il nostro background culturale. Per questo album, e la sua forma concept, la componente visiva sembrava una naturale traduzione delle sue tematiche; quindi la decisione di dividerlo in atti per marcare meglio la direzione concettuale, la realizzazione molto curata della grafica del cd, con foto evocative, immagini oniriche e frasi significative dei testi, e la realizzazione di alcuni video che cercheranno di esprimere cinematograficamente l’ambiente lirico dell’opera. Il primo di questi, realizzato per il singolo Beyond e girato dal regista Nick Bucca, è stato appena terminato e sarà disponibile nelle prossime settimane.

La passione cinematografica e il desiderio di realizzare una grande opera visiva per rappresentare una nostra opera musicale sono state motore per la stesura dello script di un musical/rock opera intitolato “The Cross”, scritto dal frontman Francesco K Epiro, per cui sono già state realizzate tutte le musiche ed i testi, che attende possibilità di produzione adeguate alla sua realizzazione.

 

Qual è il pensiero di fondo dei Movin ‘ K? In cosa credono e in cosa non credono?

Una domanda la cui risposta non e’ facilmente riassumibile in poche righe…

Il significato del nome della band, Movin’ K, unisce apparentemente due opposti, il movimento e la costante, che però potrebbero essere anche parti di un’unica azione, una chiave in movimento, che determina il trovare una via, aprire una porta, o più metaforicamente una gabbia.

Concettualmente il significato e’ “in costante movimento”, dove il movimento è inteso in senso sia fisico che spirituale, esistenziale, emozionale, quindi ricerca, esperienza; e tramite questo “viaggio continuo” ad ogni livello si può trovare il modo per muovere la chiave e aprire la gabbia che imprigiona il nostro vero essere, tornando così ad affermare la propria libertà spirituale ed esistenziale.

La libertà dell’essere e la sua libera espressione priva di preconcetti, contaminazioni culturali, o costrizioni dispotiche e sociali, atta alla realizzazione della propria identità spirituale ed esistenziale senza mai offendere o prevalicare su quella del prossimo. Questo è probabilmente il principio alla base dei concetti che esprimiamo con i nostri testi; principio ben riassunto dalla frase della canzone “All is Quiet in my Heart”, inclusa nel nostro ultimo lavoro, che abbiamo utilizzato nella promozione dell’album, ovvero “Ama ciò che sei, Sii ciò che ami”.

Le basi formanti del nostro pensiero sono palesemente di natura spirituale e la spiritualità é l’ambiente naturale in cui nascono ed iniziano il loro viaggio artistico le nostre note e le nostre parole. Il confronto continuo con Dio e con il nostro io interiore è forse il tema fondamentale di “Waitin’ 4 the Dawn”: lo e’ sia quando e’ esplicito, sia quando si riflette su aspetti sociali, relazionali o esistenziali. Ogni canzone porta nella sua identita’ la volonta’ che l’ascolto della stessa possa stimolare un desiderio di ricerca spirituale ed un senso di bisogno di dialogo con Dio, perche’ nella rivelazione del nostro io spirituale si cela la reale appartenenza cui tende la nostra anima e si puo’ comprendere maggiormente il nostro vero essere.

Da un punto di vista più “terreno” invece crediamo nella necessità di un messaggio più sociale che politico; anzi pensiamo che l’impegno sociale e l’utilizzo della musica come cassa di risonanza per tematiche di solidarietà e tolleranza sociale ed umana debbano essere una caratteristica fondamentale della nostra musica; un impegno in cui crediamo fortemente, presente anche nel nostro cammino quotidiano oltre che artistico.

La componente politica é più complessa, facilmente strumentalizzabile e difficile da gestire. Il nostro messaggio sociale si basa su di una morale fondata sulla coscienza intellettuale che rifiuta l’odio, la divisione delle classi e la violenza; su principi universali come la pietà, l’amore ed il rispetto per ogni forma di vita, e la difesa della libertà individuale. A prescindere dall’appartenenza ad un determinato partito, ogni rappresentante dell’attuale scena politica sembra non avere volontà o possibilità di contrastare il male che infetta i governi e rimane inerme ad ogni possibile cambiamento, alimentando falsità mass-mediatiche a favore di una silente oppressione culturale e sociale, quasi mai manifesta ma non per questo meno letale.

Infine, per quanto concerne il mondo discografico ed artistico con cui dobbiamo confrontarci possiamo serenamente affermare che non abbiamo mai filtrato l’impeto dei nostri cuori con mediazioni o compromessi, e questo e’ stato il maggior ostacolo per riuscire ad emergere.

L’onestà con cui proponiamo il nostro lavoro nasce da lacrime, sorrisi, gioie e sofferenze che hanno solcato le nostre anime lungo gli anni. Possiamo piacere o non piacere, il “successo” si realizza quando anche una sola persona si emoziona identificandosi con le nostre note o le nostre parole. Puntiamo all’affermazione planetaria accontentandoci del silenzio di un cielo stellato in cui si perde la nostra musica.

 

Quali sono le vostre fonti di ispirazione?

Oltre i concetti fondamentali espressi nella precedente risposta, che sono la fonte d’ispirazione piu’ importante, ci sono sicuramente alcuni artisti che hanno illuminato il nostro cammino con il loro talento e la loro continua influenza. In alcuni casi questa influenza e’ riconoscibile in alcune sfumature del sound della band; artisti come Pink Floyd, Dire Straits, Peter Gabriel, Toto, U2 e Sting ed i Police, cui e’ esplicitamente dedicata la canzone “Some Trains Never Come”, sono fonti d’infinito entusiasmo e contaminazione, artisticamente irraggiungibili, ma comunque esempi su cui misurarsi che riversano naturalmente i loro insegnamenti nelle nostre creazioni. Poi ci sono altri artisti che alla superfice possono sembrare lontanissimi dal nostro sound, ma che invece hanno avuto un ruolo fondamentale nella nostra evoluzione stilistica e compositiva; uno su tutti Prince, cui fra l’altro e’ dedicato il nostro nuovo album, ma anche Bruce Springsteen, Jimi Hendrix, Keith Jarrett, Mozart. Ci sono poi altri artisti caratteristici di generi musicali che magari il nostro sound sfiora solamente ma la cui influenza e’ comunque importantissima come Rage Against The Machine, Metallica, Led Zeppelin,Pearl Jam, Muse, Dave Matthews Band, Depeche Mode, Miles Davis, James Brown; mentre in ambito prog sicuramenteJethro Tull, Dream Theater e Supertramp. Infine la musica italiana, con cui abbiamo un rapporto sicuramente più tiepido, ma che vede nei compianti Giorgio Gaber e Lucio Dalla due esempi di grande spessore.

Le parole hanno un importanza fondamentale nei nostri lavori, anzi si può tranquillamente dire che la musica è quasi una necessità di presentare una colonna sonora ad un messaggio intensamente sentito che riesce a compiersi solo attraverso la sua comunicazione in musica. Quindi sono fondamentali anche autori che hanno ispirato le tematiche presenti nei nostri lavori: tematiche condizionate principalmente dalla nostra formazione spirituale e filosofica, ma anche da grandi autori della letteratura mondiale quali Gibran, Kafka, Orwell, Dostoevskij, Pirandello, Kerouac, T.S. Eliot, Huxley, Palahniuk,Pessoa, Richard Bach; dalla forza espressiva di alcuni artisti il cui apporto lirico e visivo alle proprie canzoni e’ sempre stato particolarmente profondo e caratterizzante quali Peter Gabriel, Roger Waters, Brian Eno, Sting, Bruce Springsteen, U2 o Bob Dylan; e dalle visioni di tanti registi cinematografici come Christopher Nolan, Tarantino, Wim Wenders, Scorsese, Stanley Kubrick, Gus Van Sant, Mel Gibson, David Fincher, Ridley Scott, Terry Gilliam e i Monty Python, Terence Mallick, David Linch, Robert Zemeckis, Peter Weir, Ingmar Bergman, Andrej Tarkovskij, Paul Thomas Anderson o Alejandro Gonzalez Inarritu, citando quelli che vengono in mente in ordine assolutamente casuale.

 

Nelle vostre canzoni, si ascolta anche molto la capacità di esprimersi grazie ai mezzi musicali, quanto avete faticato per arrivare a questo livello di musicalità?

In questo caso probabilmente l’età anagrafica diventa un punto di forza. Non più abbastanza giovani per pensare di poter far breccia fra gli adolescenti o diventare icone televisive ma sufficientemente maturi per poter palesare un’ampia cultura musicale ed una buona preparazione tecnica. Scherzi a parte, pensiamo che se vuoi esplorare e sperimentare il più possibile in ambito musicale e vuoi creare opere che siano credibili e valide, la formazione tecnica e culturale sia un aspetto fondamentale. Innanzitutto l’ascolto. Noi amiamo visceralmente la musica e questo amore si e’ tradotto in milioni di ore ad ascoltare, vedere, partecipare, assistere. Fin da quando siamo ragazzini le spese maggiori in quantità sono sempre confluite nell’acquisto di cd, vinili, musicassette, vhs, dvd, biglietti di concerti. Sembra un aspetto superficiale, ma con gli anni ci siamo resi conto, lavorando in studio, preparando dei live, contribuendo a progetti di altri artisti come turnisti, arrangiatori o autori, che tutto ciò che abbiamo ascoltato e visto negli anni si sia radicato naturalmente nella nostra formazione, fornendoci soluzioni ed ispirazioni per affrontare i più diversi generi e contesti musicali, e dandoci la possibilità di lavorare e costruire arrangiamenti e produzioni avendo sempre un lucido riferimento su ciò con cui di volta in volta ci confrontiamo.

Tutto questo background culturale diventa, ovviamente, inutile se poi non hai i mezzi tecnici e strumentali per realizzare concretamente quello che pulsa nei tuoi pensieri e nelle tue intenzioni. Quindi la formazione tecnica personale sul proprio strumento, voce o aspetto produttivo in generale, è fondamentale per potersi approcciare ad ogni produzione con serenità e fiducia, e, anche se non maniacalmente, ognuno di noi continua il suo percorso formativo anche dopo tanti anni, perché non esiste mai un punto di arrivo ma molte tappe di un cammino sempre pronto a migliorarti e sorprenderti.

Infine l’esperienza ci permette di avvicinarci ad ogni nostro nuovo progetto con maggior consapevolezza cosicché lo riteniamo, da un punto di vista produttivo, migliore del precedente; ed è importante che sia sempre così. In questo sicuramente ha contribuito anche la fortuna di poter collaborare con altri artisti meravigliosi che, cimentandosi con le nostre opere, oltre che dare un contributo essenziale alla nostra musica, ci hanno permesso di crescere artisticamente grazie all’ascolto, all’osservazione e all’interazione con loro, e questo sia con musicisti o cantanti che con fonici, produttori o arrangiatori.

 

Credete nei talent show?

Per musicisti ed autori i talent show rappresentano delle gabbie molto complicate da affrontare. Se ne può avere una percezione positiva o negativa, ma ad ogni modo è indiscutibile una certa restrizione e costrizione dei propri talenti o, comunque, delle proprie caratteristiche, nel momento che si decide di affrontare il percorso “talent”. Innanzitutto sono format televisivi prima che tutto il resto. Questo è fondamentale da comprendere, e le dinamiche che ne regolano la produzione non sono quelle conosciute e utilizzate in ambito musicale, ma quelle necessarie alla creazione di un grande spettacolo che sia principalmente televisivo, con tutte le caratteristiche necessarie al suo successo, che poco spazio lasciano alla libera realizzazione artistica. Il fatto che abbiano molto successo, e, in paesi come l’Italia, siano diventati una delle sorgenti primarie per le maggiori produzioni discografiche, va oltre il format televisivo, ed é ormai chiaramente radicato nella cultura popolare. La televisione é una delle più feroci armi di condizionamento culturale presenti nella quotidianità di ognuno di noi. Sono anni che i format televisivi si sono insidiati nell’alterazione delle preferenze musicali delle masse in modo risoluto e pianificato; hanno ottenuto quello che volevano, ovvero riscuotono tanto successo perché confezionano il prodotto che la gente desidera; e la gente desidera quel prodotto perché sono anni che viene educata a desiderare quel tipo di prodotto. Quindi non bisogna stupirsi se il mercato discografico facilita sempre di più prodotti derivanti dai talent, visto che questo è ciò che chiede il pubblico; bisogna invece interrogarsi su come siano stati eliminati nella loro quasi totalità i veicoli di comunicazione (tv, radio, locali, ecc…) che facilitavano la divulgazione di prodotti artistici non solo più colti ma comunque più vari.

Poi i talent sono curati sempre meglio, la preparazione artistica dei concorrenti che giungono alle fasi finali é di livello medio-alto, la scelta delle giurie tende sempre di piu’ a non proporre presenze inquietanti ed intellettualmente inaccettabili ma figure decisamente più preparate; se il ruolo del talent si fermasse allo spettacolo televisivo non ci sarebbe nulla da contestare, anzi da un punto di vista televisivo sono spettacoli sempre più convincenti.

Il problema nasce quando la trasmissione genera contratti discografici molto discutibili, che non concedono libertà di espressione agli artisti che ne beneficiano ma sostengono un gruppo di “soliti noti” procurando lavoro, ed introiti, ad un piccolo numero di compositori, arrangiatori e produttori che sono i veri beneficiari del prodotto discografico. Inoltre parliamo di strutture che condizionano una percentuale altissima del mercato, quindi la trasformazione del prodotto televisivo in prodotto artistico di mercato non valorizza più di tanto gli artisti in erba coinvolti, e nello stesso tempo toglie ampi spazi a decine di artisti talentuosi che si ritrovano relegati ad un sottobosco privo di tante possibilità di visualizzazione e comunicazione perché rifiutano la possibilità di plagiarsi e diventare prodotti televisivi a favore della loro volontà di rimanere artisti.

 

Quanta è in Italia la gente che esce la sera per andare a un concerto?

Dipende dal contesto. Non pensiamo ci sia un problema a livello commerciale, anzi negli ultimi anni le arene delle grandi rockstars sono sempre più piene, e il continuo ricorrere a reunion, più o meno riuscite, di grandi nomi del passato nasce dalla richiesta sempre più convinta del pubblico, oltre che dall’effettivo fatto che i maggiori introiti economici delle produzioni non sono più legati alla vendita del prodotto ma alla promozione del medesimo.

Il problema vero si manifesta invece quando si chiede al pubblico di assistere ad eventi slegati dal mainstream discografico o dedicati ad artisti emergenti o privi di grande risonanza mediatica.

Sembra che il pubblico sia in cerca più dell’evento in sé che del desiderio di ascoltare musica. Il desiderio di ascoltare musica e la passione per la musica live in particolare dovrebbero generare anche una grande curiosità nel ricercare nuovi artisti e situazioni, oppure semplicemente la gioia di abbandonarsi alle note di un musicista o un cantante senza la necessità che il concerto cui si assiste sia frutto di una grande accoglienza popolare o motivo di sentirsi parte di qualcosa di socialmente rilevante. Ma questa attitudine in Italia sta lentamente scomparendo, e inoltre sembra essersi radicata una letale e diffusa pigrizia nel desiderio di scoperta e novità, motivo per il quale sempre più spazi dedicati alla musica dal vivo stanno diventando esclusiva delle tribute band, e artisti anche molto validi e con diverse produzioni alle spalle si vedono negati molti dei palchi più importanti del circuito dei locali live, o comunque ricevono pochissime proposte positive, spesso anche inaccettabili da un punto di vista economico, vedendosi relegare alla parte di limitato comprimario di eventi tribute o dj set. E questo perchè il pubblico spesso preferisce ascoltare un artista, bravo o meno bravo non importa, che propone un repertorio noto e già radicato nelle preferenze personali. E questa pigrizia e’ diventata caratteristica anche dei musicisti stessi, che lamentano, giustamente, la mancanza di pubblico e possibilità ma poi si prodigano sempre meno nell’assistere loro stessi ad eventi di altri artisti emergenti o minori.

 

Dove sta andando il rock? È ancora vivo?

Il Rock e’ vivo, e sara’ sempre vivo finchè il cuore di un musicista sentirà il bisogno di tradurre in musica i propri tormenti interiori e vomiterà su di un palco la propria rabbia e la propria alienazione.

La definizione di Rock va oltre lo stile musicale e la sua storia colma di artisti e produzioni. Il Rock è un’attitudine alla vita che vede nella libertà il suo principio, nell’espressione di se stessi la sua missione e nella musica la sua catarsi. Il Rock muore nel momento in cui trionfano l’apatia e la rassegnazione. Il Rock vive in chiunque comprende come la società tenda a schiacciare la nostra individualità per farci adeguare ad una massa consenziente e sottomessa all’oppressione culturale e sociale, e grida il suo vaffanculo con tutta la voce che ha in gola. Non importa se si comunica attraverso il muro dirompente di una chitarra distorta, la dolcezza di un pianoforte o un moderno suono sintetico e percussivo….se ciò che comunichiamo e’ la traduzione in musica della vibrazione che scuote i nostri cuori il Rock continuerà a dare voce a decine di generazioni.

 

Progetti per il futuro? Novità in vista?

La novità più prossima, come accennato precedentemente, e’ l’uscita del primo video ufficiale dell’ album per il singolo “Beyond” (questione di pochi giorni ormai); un lavoro realizzato con i migliori mezzi tecnici possibili grazie all’esperienza e la competenza di Nick Bucca, giovane regista già autore di alcuni video della cantautrice Naif Herin.

Il video e’ una rappresentazione visuale dell’opera molto curata ed onirica che riprende i temi grafici e fotografici del package del cd e coinvolge, oltre i membri della band, il giovanissimo figlio di K, Sean Michael Epiro, già immortalato nella cover dell’album.

Intanto stiamo preparando il live set con cui promuoveremo l’album a partire dalla primavera, e sempre per primavera e’ prevista l’uscita del secondo singolo con relativo video e la ripubblicazione dei nostri primi due album per dare la possibilità a chi ci segue di acquistare i nostri precedenti lavori o semplicemente ascoltare tramite le piattaforme web dedicate la nostra intera discografia.

WAITIN 4 THE DAWN – MOVIN K – 2016

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