Il Libro Dei Mostri di J. Rodolfo Wilcock – Recensione


Il Libro Dei Mostri Recensioni

Il Libro Dei Mostri, una citazione:

“L’ufficiale postale Frenio Guiscardi è un ammasso di peli, lana e bambagia, di forma generalmente sferica, ma con gli anni si è molto allentato e sembra talvolta sul punto di disfarsi, soprattutto quando lo porta il vento. Ma quel che in lui è straordinario è l’istinto dell’orientamento, che gli permette di migrare anche in condizioni meteorologiche proibitive.”

Roberto Bolaño racconta che il primo libro di Wilcock che gli capitò di leggere gli restituì̀ l’allegria, come riescono a farlo solo i capolavori della letteratura che sono al tempo stesso capolavori dello humour nero.

Da allora non smise mai di raccomandare, come si raccomanda un farmaco benefico, quello che definiva «uno dei più grandi e più strani (con tutto ciò che di rivoluzionario ha in sé questa parola) scrittori di questo secolo, che nessun buon lettore deve trascurare».

Il Libro Dei Mostri, l’ultimo di Wilcock, lo conferma.

È uno dei suoi più̀ felici e sfrenati viaggi nel fantastico, la ricognizione puntuale ed esilarante-raccapricciante di un «piccolo mondo mostruoso», dove non troveremo Sirene e Onocentauri, ma molti personaggi improbabili – e che pure ci sembra di incontrare ogni giorno, in quella quotidianità, riconoscibile come semplice maschera del caos, in cui vengono genialmente innestati il grottesco e l’assurdo, la diversità e la follia.

Il geometra Elio Torpo, per esempio, si è tramutato in un vulcano di fango, il critico letterario Berlo Zenobi in una massa di vermi, il veterinario Lurio Tontino in un asteroide, e lo psicoanalista Ruzio Haub-Haub è in tutto simile a una vipera.

Come il goffo protagonista di Hollywood Party, Wilcock si diverte a mandare a gambe all’aria tutto ciò che sembra normale: sotto la sua caustica ferocia crollano frasi fatte, luoghi comuni, banalità, ideologie.

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Juan Rodolfo Wilcock (1919-1978) è stato un poeta, scrittore, critico letterario e traduttore argentino naturalizzato italiano.

Wilcock è uno scrittore che non appartiene a nessun canone e a nessuna scuola. La sua è una prosa inafferrabile, un tipo di letteratura fuori dagli schemi.

Ogni racconto in poche righe traccia un profilo grottesco e ci conduce in un viaggio nel fantastico.

Il Libro Dei Mostri ci porta alla scoperta di quello che è l’animale umano, nelle sue forme più bizzarre, ibride, composite e destrutturate.

La sua penna mercuriale riesce a costruire un mondo poetico e immaginifico, giocando con le infinite potenzialità di ricombinare senso letterale e senso figurato del linguaggio, attingendo ad una tavolozza retorica coloratissima.

Prendendo spunto dai bestiari medievali e in ossequio al “Manuale di zoologia fantastica” di Borges, i suoi giudizi tranchant sul mondo che lo circonda hanno una brillantezza insolente e un po’ snob che ricorda il “Dizionario del diavolo” di Ambrose Bierce.

Wilcock non si limita alla caricatura ma si spinge sino alla radice della condizione esistenziale umana.

Se il quotidiano viene messo alla berlina attraverso la sua mostruosa deformazione, essa stessa non è che l’essenza della banalità da cui siamo costantemente assaliti, l’unica vera bestia immonda.

Immersi nella mediocrità, alienati dai tempi in cui viviamo e grotteschi nel nostro bisogno di essere riconosciuti o gratificati, questo in fondo siamo: un’umanità dolente e assurda.

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IL LIBRO DEI MOSTRI – ADELPHI – 2025

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