Il Nido Del Corvo impone un ritmo che non chiede permesso e una tensione che si insinua lentamente, come un freddo persistente che non va più via.
La storia prende avvio da una scomparsa, quella di Angela Floris, giovane donna svanita nel nulla in una zona isolata della Sardegna.
In Il Nido Del Corvo c’è un caso archiviato, un silenzio lungo mesi, fino a quando un dettaglio apparentemente impossibile riapre tutto: il suo cellulare, creduto spento per sempre, torna a dare segni di vita.
È da qui che Pulixi comincia a tessere una trama che non si limita all’enigma investigativo ma scava nelle pieghe più oscure dell’animo umano.
La Sardegna scelta come teatro della vicenda non è mai cartolina né folklore. È una terra aspra, primordiale, fatta di stagni, vento, solitudine e orizzonti che sembrano inghiottire chi li attraversa. Il Sinis diventa un luogo mentale prima ancora che geografico, uno spazio dove i segreti si stratificano e il passato non smette mai di reclamare attenzione.
Pulixi utilizza il paesaggio come una cassa di risonanza emotiva: ciò che accade ai personaggi sembra riflettersi nella natura circostante, e viceversa. È un noir che respira con la terra che lo ospita, rendendola parte attiva del racconto.
A guidare l’indagine ci sono due figure che funzionano per contrasto e complementarità: l’ispettore Daniel Corvo e la vicequestore Viola Zardi. Corvo è un uomo segnato, ancorato a valori che sembrano l’unico argine possibile contro un passato ingombrante. La famiglia, la fede, la disciplina sono per lui strumenti di sopravvivenza, non pose ideologiche. Viola, invece, è inquieta, istintiva, attraversata da una tensione costante verso il limite. È una donna che accetta il caos, lo affronta di petto, quasi lo cerchi, perché solo lì sente di potersi riconoscere. Insieme funzionano come due facce della stessa ossessione: capire, arrivare al fondo, anche a costo di ferirsi.
Il male che si trovano davanti non è ordinario. L’assassino che Pulixi mette in scena non agisce per impulso, ma secondo una logica disturbante, quasi estetica. Ogni gesto sembra pensato, ogni violenza inscritta in un disegno più grande. Non c’è compiacimento, ma una precisione glaciale che rende ogni scoperta più inquietante della precedente. Il lettore viene spinto a osservare, a collegare, a dubitare, consapevole che ogni risposta porterà con sé nuove domande. La narrazione non concede scorciatoie: chiede attenzione, coinvolgimento, disponibilità a entrare in una zona grigia dove le categorie morali si fanno instabili.
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Uno degli aspetti più forti del romanzo è la capacità di mantenere un equilibrio costante tra azione e introspezione. Il ritmo è sostenuto, ma Pulixi si prende il tempo necessario per esplorare i pensieri dei suoi personaggi, le loro fragilità, le crepe che li rendono profondamente umani.
Non c’è mai la sensazione di un ingranaggio che corre a vuoto: ogni scena aggiunge uno strato, ogni dialogo contribuisce a definire il clima emotivo. È un thriller che non vive solo di svolte narrative, ma di atmosfera, di accumulo, di pressione psicologica.
Nel corso della storia emergono temi che vanno oltre il singolo caso: il peso del trauma, la difficoltà di distinguere tra colpa e responsabilità, il modo in cui il passato continua a influenzare il presente anche quando si tenta di seppellirlo. Pulixi racconta un mondo in cui la verità non è mai neutra, ma sempre carica di conseguenze. Ogni scelta lascia un segno, ogni omissione apre una ferita. È un’indagine che si svolge tanto nei luoghi quanto nelle coscienze.
Arrivati alle ultime pagine, ciò che resta non è solo la soluzione di un enigma, ma una sensazione di attraversamento.
Il Nido Del Corvo non si chiude come una porta, ma come uno spazio che continua a risuonare anche dopo la fine. I personaggi restano addosso, il paesaggio torna alla mente, certi dettagli riemergono con una chiarezza improvvisa. È il segno di una narrazione che non si limita a intrattenere, ma costruisce un mondo coerente, denso, emotivamente persistente.
Con questo romanzo Pulixi conferma la sua capacità di unire solidità narrativa e profondità psicologica, di scrivere un noir che è insieme indagine, viaggio interiore e ritratto di un territorio. Il Nido Del Corvo è un libro che chiede di essere letto con attenzione, perché ogni pagina porta con sé un’ombra, e ogni ombra racconta qualcosa di essenziale sull’essere umano. Non è una storia che si consuma in fretta: è una storia che resta.
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IL NIDO DEL CORVO – FELTRINELLI – 2026




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