Quando ho chiuso l’ultima pagina de La Grande Rimozione, ho avuto bisogno di uscire a camminare. Non perché il libro fosse difficile, ma perché mi aveva appena tirato fuori qualcosa che non sapevo di avere dentro. È uno di quei libri che ti smonta per poi chiederti, senza gentilezza: “E adesso che fai?”
Roberto Grossi ha scritto – e disegnato – un’opera che non si lascia incasellare. Non è un fumetto, non è un saggio, non è un manifesto. È tutte queste cose e insieme nessuna. È un tentativo feroce e disperato di raccontare l’urgenza climatica in un modo che non possa essere ignorato. Non si limita a informarti: ti interroga, ti accusa, ti inchioda. E non fa sconti.
In La Grande Rimozione le immagini sembrano costruite come colpi: dense, affilate, mai decorative. Non c’è un personaggio da seguire, nessuna trama da abbracciare. Ci sei tu, con il tuo sguardo, dentro una sequenza che ti sovrasta e ti risucchia. Tavole piene, altre spoglie, alternanze che sembrano pensate per spezzare il respiro. Eppure, tutto è misurato. Ogni pagina, ogni stacco, ogni contrasto tra illustrazione e testo, ha la funzione precisa di spingerti oltre la soglia del comodo. Non è intrattenimento, è scossa elettrica.
Grossi parte da un concetto semplice quanto devastante: l’umanità ha cancellato dalla propria esperienza il senso del limite. E da lì scava, scava senza sosta. Racconta come ci siamo abituati al disastro, come abbiamo interiorizzato un presente ammalato spacciandolo per normale. Lo chiama “rimozione”, ma non è quella freudiana da salotto buono. È una colossale manovra collettiva per dimenticare ciò che fa troppo male ammettere. Perché ricordare costerebbe cambiare, e cambiare costa tutto.
Dentro ci trovi numeri, citazioni, testimonianze, pezzi di cronaca, ma non è mai un elenco sterile. Tutto è integrato in una voce che ha urgenza di farsi sentire. È una voce indignata, ma non retorica. Sa dove colpire, e quando rallentare per farti assaporare la vertigine. Perché sì, leggere questo libro è vertigine. Ti fa sentire piccolo, responsabile, smarrito. Ti dice che la crisi climatica non è qualcosa che succederà, ma qualcosa che è già qui, che respiri ogni giorno, e che il tuo corpo ha imparato a non riconoscere.
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Il punto non è il riscaldamento globale in sé, ma ciò che ha permesso che diventasse normale. L’apatia, la propaganda del “tanto non possiamo farci niente”, l’ideologia del progresso senza limiti. E dietro, il sistema che ingrassa mentre il mondo brucia. Grossi non lo dice a mezza voce: questo è un libro che si schiera. Non chiede permesso, non cerca consensi. Spara dritto e pretende che tu lo ascolti.
E nonostante tutto questo, non è un libro deprimente. O meglio: lo è, ma in un modo che ti spinge a reagire. C’è una rabbia che lo attraversa, una rabbia intelligente, incanalata. Non quella che si sfoga e poi si siede, ma quella che costruisce, che cerca alleati. In fondo, quello che Grossi fa è chiamare a raccolta. Non ti dà soluzioni facili, ma ti toglie ogni alibi.
Io ho sentito dolore leggendo queste pagine. Dolore vero, fisico, soprattutto nelle parti in cui l’autore lascia spazio alla memoria personale. I ricordi di luoghi scomparsi, di stagioni mutate, di bellezza perduta. E proprio lì, dove la riflessione si fa intima, il libro ti scava più a fondo. Perché ti ricorda che anche tu hai dimenticato qualcosa. Anche tu hai rimosso.
Spero che questo libro cambierà qualcosa nel mondo. So che può cambiare le persone. A me ha lasciato addosso una specie di inquietudine attiva, come se avessi ricevuto un messaggio in codice da decifrare con urgenza. Non è uno di quei libri che consigli con leggerezza. È un libro che devi affrontare. Come uno specchio che riflette anche quello che non vuoi vedere.
E forse è proprio questa la sua grande forza: riesce a rendere visibile l’invisibile. E quando una cosa la vedi, davvero, poi non puoi più ignorarla.
LA GRANDE RIMOZIONE – COCONINO PRESS – 2025




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