Narratori Delle Pianure di Gianni Celati – Recensione


Narratori Delle Pianure Recensioni

Narratori Delle Pianure, una citazione:

“Una donna ogni giorno va a lavorare in macchina, percorrendo una cinquantina di chilometri tra andata e ritorno. Il momento più difficile della sua giornata è quando al ritorno si ritrova sulle strade di casa, e si mette ad ascoltare il tempo che passa.”

Nel 1984, Italo Calvino così annunciava la pubblicazione di Narratori Delle Pianure: “Dopo vari anni di silenzio, Celati ritorna ora con un libro che ha al suo centro la rappresentazione del mondo visibile, e più ancora una accettazione interiore del paesaggio quotidiano in ciò che meno sembrerebbe stimolare l’immaginazione”.

Queste trenta novelle, comiche e fantastiche, tristi o terribili, sulla valle del Po, mentre recuperano antiche forme narrative della tradizione novellistica italiana, sono un viaggio alle fonti del narrare: cioè al“sentito dire che circola in un luogo o paesaggio”.

È una figura molto cara a Walter Benjamin, quella del narratore orale, che Celati ha cercato di riscoprire viaggiando e raccogliendo storie sulle rive del Po.

Celebrando con le sue novelle questa figura in via di estinzione, Celati indica una degradazione ambientale che non riguarda soltanto i paesaggi, ma anche la facoltà di raccontare e di scambiarsi esperienze.

Così queste sono altrettante parabole sulla nostra epoca, e costituiscono uno sforzo per ridare all’arte narrativa una credibilità che non sia soltanto letteraria.

Celati si rifà alla tradizione della novella italiana senza tuttavia usare la corda moraleggiante.

Le storie che racconta non insegnano nulla, se non un modo d’essere nella vita dei suoi personaggi.

Nel quarantesimo anno dalla prima pubblicazione, Feltrinelli ha ridato alle stampe questo capolavoro.

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Gianni Celati (Sondrio, 1937 – Brighton, 2022) è stato scrittore, traduttore e critico letterario. Ha partecipato all’elaborazione di tre libri fotografici sul paesaggio italiano, in collaborazione con Luigi Ghirri.

Come l’amico fotografo Ghirri – che ha raccontato la pianura emiliana attraverso le fotografie di luoghi quotidiani e apparentemente marginali cercando di cogliere quel velo latente di meraviglia appena percettibile sotto il visibile quotidiano – Celati utilizza la scrittura per mostrare come anche il paesaggio poco sorprendente della pianura possa contenere storie immaginifiche.

Narratori Delle Pianure dà voce alla pianura che diviene brughiera metafisica, uno sguardo ficcante e indulgente sull’infinitamente piccolo che, visto da un’angolazione più larga, diviene una sorta di exemplum medievale.

Quello che appare lungo la linea dell’orizzonte, in pianura, sembra sempre troppo lontano e irraggiungibile, oppure è un contorno sfumato, una linea d’ombra. In entrambi i casi, ha la qualità del miraggio.

La scrittura di Celati nasce proprio da qui: dalle apparenze, dai miraggi; si nutre di una spiccata sensibilità per il paesaggio e della passione per quelle storie che hanno il sapore della diceria o del mito.

Una sorta di epopea degli spazi vasti e delle persone che li abitano. Ma Celati non cerca l’epica: la sua è una narrazione minima, popolata da personaggi ordinari.

È il racconto di un macrocosmo attraverso la lente di tanti microcosmi differenti e solitari.

Celati si pone nei confronti dei racconti come un semplice trascrittore, indicando i luoghi dove ha raccolto le storie, quasi fossero una serie composita di frammenti di realtà. Ma non è così.

Tutte le storie raccontate possono essere plausibili, ma quasi mai definitivamente vere.

I personaggi che popolano le pianure sono equilibristi su un filo tirato tra il mondo della realtà e quello della fantasia: dei disincantati, dei pellegrini che vivono vicende qualche volta al limite del possibile, che vagano per il mondo in cerca di risposte, e queste gli si rivelano talora attraverso delle piccole epifanie.

Ma altre volte queste risposte arrivano troppo tardi, o non arrivano mai.

Questa è in fondo la vita: un tentativo di riempire lo spazio ed il tempo.

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