Cercando La Luce, una citazione:

“Mi sono sempre tenuto fuori dagli stereotipi, anzi è proprio questo il piacere che ho tratto, e traggo tuttora, dalla scrittura drammaturgica: non avere un’identità fissa, essere libero come autore, sfuggente, sconosciuto. Eppure negli anni, via via che ti costruisci un’identità attraverso opere diverse, questa libertà sembra diventare sempre più costosa e difficile da conservare, tanto che cercare di non perderla avrebbe finito per consumarmi.”

Cercando La Luce è l’autobiografia intima e avvincente di un maestro del cinema, fumantino e sagace, ma anche un ritratto spietato dell’America, di Hollywood e della nostra storia recente.

Con questo libro, Oliver Stone ha deciso di affrontare il bilancio di una porzione della sua vita, i suoi primi 40 anni, i più difficoltosi.

Un robusto memoir che ci rivela le sfaccettature di un personaggio controverso: grande talento per la regia e la scrittura, ma anche ammiratore di leader discutibili – da Castro e Chavez a Putin – e irrequieto nell’essere inquadrato in una qualsiasi casella politica o filmica.

Dov’è lui, da sempre c’è discussione, polemica, movimento, interesse.

Stone nasce a New York il 15 settembre 1946, figlio del conservatore Louis Stone e della parigina Jacqueline Goddet, conosciutisi in Francia durante Seconda Guerra Mondiale. Il divorzio dei genitori, nel 1962, segna profondamente la sua vita.

Nel 1965 viene ammesso a Yale, dove si iscrive per volere del padre. Tuttavia, lascia l’università per andare a Saigon a insegnare inglese. Dopo sei mesi, si imbarca su un mercantile americano come addetto alla pulizia dei motori e torna negli Stati Uniti.

Poi nel 1967, a 20 anni, si arruola come volontario nella fanteria e parte per il Vietnam, ove rimane ferito in combattimento per ben due volte.

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Torna negli Stati Uniti nel 1971 e si laurea alla New York University Film School. Si mantiene a New York guidando un taxi, cercando di far produrre le sue sceneggiature, poi si trasferisce a Los Angeles. Dove iniziano, tra mille difficoltà, le sue fortune.

Stone non risparmia una tagliente critica nei confronti della Hollywood degli anni ’70 e poi ’80.

Ci parla delle tensioni durante “Fuga di mezzanotte” (1978), film diretto da Alan Parker che gli valse poi l’Oscar per la Miglior Sceneggiatura, del fallimento del suo secondo film, “The Hand” (1981) e degli scambi tra lui e Al Pacino sulla sceneggiatura di “Scarface” (1983, remake dell’omonimo film diretto da Howard Hawks), realizzato da Stone anche come terapia contro la propria dipendenza dalla cocaina.

Veniamo poi a conoscenza delle affannose ricerche di finanziamenti per “Salvador” (1986) – considerato ancora adesso uno dei migliori film mai girati sulle guerre civili in America Latina – e del rapporto burrascoso con Michael Cimino, che lo aveva voluto al proprio fianco per la sceneggiatura di “L’anno del dragone” (1985) con Mickey Rourke.

E in seguito c’è il Vietnam, esperienza che ha segnato l’intero immaginario, la poetica, la stessa concezione del cinema e del mondo di Oliver Stone.

Il regista ci porta dietro le quinte di “Platoon” (1986), film con Charlie Sheen, Tom Berenger, Willem Dafoe, con cui si è aggiudicato quattro Oscar – tra cui Miglior Film e Miglior Regia – e di “Nato il 4 luglio” (1989), incentrato sulla figura dell’ex marine reduce del Vietnam e attivista Ron Kovic.

Cercando La Luce è un avvincente e vivido ritratto del mondo del cinema e in particolare di Hollywood, ricchissimo di aneddoti e sincere confessioni, in cui Stone non risparmia critiche a nessuno, neanche a se stesso: un ricettacolo sulfureo di idee, un pioniere nel sondare terreni filmici inesplorati, un fanatico delle “cause perse”, un uomo che ha combattuto i suoi traumi e i suoi demoni e instillato sempre qualcosa di personale nei suoi film.

Comunque lo si consideri, un rivoluzionario che è sempre rimasto fedele a se stesso.

CERCANDO LA LUCE – LA NAVE DI TESEO – 2020