Recensione di A Belfast Boy – Michael Phillips

Recensione di A Belfast Boy – Michael Phillips

A Belfast Boy è il libro che non ti aspetti. Tratta la quotidianità del conflitto nordirlandese in modo pungente, inquieto e a tratti ironico. Ma sempre senza filtri, in maniera vera, autentica.

È un viaggio autobiografico dove i pensieri dell’autore corrono liberi, tutti d’un fiato, senza pausa, così tanto da sembrare disordinati. Una sorta di diario all’apparenza cronologicamente caotico ma che in realtà segue un filo logico.

L’autore, Michael Phillips, irlandese cattolico di Belfast ora trapiantato in quel di Bologna, racconta in prima persona la sua tormentata esistenza nella sua città natale negli anni dei “Troubles”. La prepotenza lealista, la convivenza con l’esercito britannico sul suolo irlandese, la difficile condivisione degli spazi quotidiani con la comunità lealista.

Belfast è una città letteralmente divisa in due da un muro costruito nel 1969, la “Peace Line”, che separa (tutt’ora) la zona in cui risiedono i nazionalisti cattolici da quella in cui risiedono i lealisti protestanti.

In A Belfast Boy Phillips trasferisce al lettore le sue emozioni, mettendo a nudo i suoi sentimenti. Emerge il breve ma significativo rapporto con il padre morto prematuramente e il ruolo centrale della famiglia. In Irlanda, spesso, unica ancora di salvezza.

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Non si può fare a meno di riconoscere la più grande passione dell’autore, quella per il volo. La passione che lo scrittore irlandese associa alla volontà di evadere da quel mondo così opprimente.

“Il mio ricordo più vivo di quel periodo è la sensazione di libertà che provavo. Solo chi è cresciuto nelle contee occupate (della provincia di Ulster) lo può capire.”

Ma le 247 pagine di A Belfast Boy ruotano intorno all’evento che ha contribuito a segnare la vita di Michael Phillips: l’arresto a Londra del 1996. Anno in cui fu accusato di essere un appartenente all’esercito Repubblicano Irlandese, l’IRA. Poi il carcere, un mondo difficile ma che non scalfisce troppo un ragazzo nato e cresciuto nella “working class” nazionalista.

A Belfast Boy strappa anche un sorriso. La storia di Phillips, il suo diario disordinato, risulta a volte folle, catapultandoci verso un passato non troppo lontano che l’autore stesso definisce un “passato tossico”.

A BELFAST BOY – HOMELESS BOOK – 2020

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