Recensione di Dieci Giorni In Manicomio – Nellie Bly

Recensione di Dieci Giorni In Manicomio – Nellie Bly

Dieci Giorni In Manicomio è un raro esempio di inchiesta investigativa della fine del XIX secolo. Un reportage datato 1887, frutto delle capacità e della sensibilità della giornalista Elisabeth Jane Cohran. Il cui pseudonimo è Nellie Bly.

Siamo in un periodo storico che vede le donne ricoprire ruoli, all’interno di un quotidiano, solo in casi sporadici. In netta controtendenza, Il New York World, uno dei giornali più importanti e all’ avanguardia di New York decide di assumere Elisabeth. Già nota per aver redatto alcuni articoli di denuncia sociale.

Il Direttore del giornale Joseph Pulitzer le commissiona un dossier sugli abusi e sullo stato di abbandono nel “Manicomio Femminile per Alienate” sull’ isola di Blackwell.

Così nasce l’idea per l’ indagine giornalistica Dieci Giorni In Manicomio. Una delle più significative di quel momento sul tema della salute mentale.

Il coraggio è alla base di questa scelta. Nellie Bly di fronte all’ importanza del raccontare in maniera autentica e puntuale, quanto accadeva nell’ Istituto di cura, prende la decisione di infiltrarsi all’ interno della struttura.

E lo fa fingendosi anch’ essa instabile mentalmente. I primi capitoli descrivono l’ approccio giornalistico che si intende avere. Dalla scelta di simulare segni di squilibrio alla reclusione nel luogo prescelto.

In Dieci Giorni In Manicomio entriamo nei meandri di quell’ inferno che era all’ epoca il manicomio. Lo stile asciutto, descrittivo, fin nei minimi particolari, ma senza morbosità ci mostra la realtà del posto. Coinvolgendoci in pieno.

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Il “Manicomio Femminile per Alienate” era davvero un luogo di cura? Chi era destinato a entrarci? E infine, la domanda più inquietante di tutte, era possibile sopravvivere? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che la Bly si pone durante la sua attività di indagine. Ma non mancano riflessioni sul ruolo delle istituzioni, sullo sperpero di denaro pubblico e sulle metodiche mediche utilizzate. Colpisce la modernità e la capacità di contestualizzare. Attualizzare e spiegare ogni situazione.

Donne povere, donne sole, donne straniere, donne tristi, donne realmente folli, donne tradite, tutte erano destinate potenzialmente a finire in un centro come il manicomio. E una volta entrate il loro destino diventa collettivo: vessazione, abuso perfino tortura.

Dieci Giorni In Manicomio ci offre uno spaccato fondamentale di vita sociale. O meglio antisociale verrebbe da dire. Freud era lì pronto ad arrivare, a consegnare al mondo teorie fondamentali sui disturbi della mente. A dare dignità al dolore psichico. Ma nel frattempo sull’ isola di Blackwell…

«Prendete alcune donne perfettamente sane e in salute, rinchiudetele in una stanza, dove saranno costrette a rimanere sedute dalle 6 del mattino alle 8 del pomeriggio, senza mai potersi muovere, né parlare, alimentatele con cibo scarso e avariato e costringetele a bagni gelidi e terapie estremamente dure, senza mai dar loro notizie di ciò che accade nel resto del mondo e vedrete come ben presto le condurrete alla follia.»

DIECI GIORNI IN MANICOMIO – EDIZIONI CLANDESTINE – 2020

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