Fedeltà, una citazione:

“Amava i mutismi di questa donna che lo facevano lavorare concentrato, Margherita dava l’idea di non avere pensieri e improvvisamente di averne. Così non la guardava mai, come spaventato all’idea di sorprenderla in quei balenii mentali. Piuttosto la annusava: emanava una fragranza che non aveva mai sentito – quasi di latte -, gli rimaneva finché non si buttava sotto la doccia.”

«Il malinteso», così Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell’università insieme a una studentessa: «si è sentita male, l’ho soccorsa», racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e la giovane Sofia conferma la sua versione.

In Fedeltà, Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, anzi. La loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, così come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un’ossessione, mentre diventa un alibi potente per le fantasie della moglie.

La verità è che Sofia ha la gioventù, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere ma non ci è mai riuscito, e il posto da professore l’ha ottenuto grazie all’influenza del padre.

La porta dell’ambizione, invece, Margherita l’ha chiusa da tempo, scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un’agenzia immobiliare. Per lei tutto si complica una mattina qualunque, durante una seduta di fisioterapia. Andrea è la leggerezza che la distoglie dai suoi progetti familiari e che innesca l’interrogativo di questa storia: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri?

Fedeltà sprigiona la sua forza sul presupposto che i dubbi aleggiano sempre. E riguardano quegli angoli scuri che non si vogliono mai ramazzare. Ci riconosciamo ogni mattina guardandoci allo specchio? Sappiamo dare un nome proprio ai nostri desideri e ai nostri atti? I problemi iniziano quando ci si chiede troppo o troppo poco?

La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, la madre di Margherita, il Faro di Alessandria del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell’esistenza.

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In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che spezzano l’orizzonte, e una Rimini in cui sopravvive il sentimento poetico dei nostri tempi, il racconto si fa intimo in un modo tale da non lasciare scampo.

Con una scrittura ampia, carsica, avvolgente, Missiroli ci svela i desideri taciuti ed i mefitici dubbi, scandendo sia il senso delle parole che l’eco dei silenzi con la naturalezza e la confidenza dei grandi narratori. Dirò probabilmente un’eresia, ma in alcuni tratti mi è sembrato di ritrovare le atmosfere rarefatte, lo struggimento e il “non detto” di “Chiamami col tuo nome” dell’ottimo Guadagnino.

Seppure per parlare di fedeltà sembri partire dall’apparente suo contrario, il senso della storia poi si rivela piano piano e muta le prospettive, così Missiroli non solo racconta gli uomini alle donne e le donne agli uomini, ma analizza i battiti di un’epoca impazzita come questa nostra, fatta di incertezze, a volte risibili e a volte profonde.

Viviamo sospesi. Sospesi perennemente tra il senso di inadeguatezza che talvolta ci attanaglia e il “vaffanculo” – a tutto o per tutti – sempre pronto sulla punta della lingua.

Sempre fedeli alla linea.

La nostra.

Noi stessi.

FEDELTA’ – EINAUDI – 2019

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