Gli Dei Notturni, una citazione:

“Ero naufraga nella mia camera da letto. Le foto nelle cornici, i bicchieri macchiati di lucidalabbra galleggiavano intorno, e anch’io con loro. Il sogno di un cimitero acquatico fu la mia scatola di incubazione. Poi la marea si abbassò e io sedimentai faccia a terra sul pavimento. Reggevo la curva del ventre, sulle braccia i lividi come pitture di una tribù. Ancora pochi minuti e il sole mi avrebbe scoperto in quella postura ridicola, spogliata e stanca, dopo una notte passata a ricordare. Avevo imbastito la trama di tutti gli errori compiuti nella vita, e ne era nato un ricamo in cui ogni toppa traslucida e diseguale conteneva una scheggia mia.”

Con Gli Dei Notturni torna finalmente in libreria la narrazione magica di Danilo Soscia.

Un caleidoscopio di racconti brevi, quasi rivelazioni che sgorgano da alcuni dei protagonisti del Novecento, di cui conosciamo le storie ma certamente non i pensieri e le ossessioni più intime. Soprattutto su queste ultime si concentrano le micronarrazioni di Soscia, che per molti versi seguono quelle del precedente, meraviglioso “Atlante delle meraviglie” del 2018.

Cosa sognava la giovane Marilyn Monroe, operaia in una fabbrica di fusoliere? E quali erano le visioni che angustiavano Aldo Moro nei giorni della sua prigionia? Quali incubi colsero Janis Joplin durante la sua ultima notte? Quali pensieri balenarono nella mente di Pier Paolo Pasolini quel giorno tra Roma e l’idroscalo?

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Danilo Soscia interroga il mistero e il mito del Novecento. Donne e uomini del cinema e dello spettacolo, capi di stato e politici, musicisti, pittori, scrittori e scrittrici, scienziati, sportivi, anime nere e irregolari, santi e abietti, tutti insieme in un variopinto corteo, in una policroma sinfonia.

Tutte queste grandi figure hanno bisogno di confessarsi, di rivelare un episodio decisivo della loro esistenza o semplicemente di parlare di quanto è accaduto loro in momenti casuali: Tommaso Landolfi corteggia il Caso a Sanremo, nelle pieghe ostili della roulette, Eva Braun consulta arcane sibille berlinesi, Sylvia Plath riscrive in trance la storia di Dedalo e Icaro, William Burroughs narra la visione lisergica del Dio Gatto, Giulio Andreotti sogna un’epidemia di peste, Amedeo Modigliani dialoga di notte con i suoi dipinti, Charles Bukowski brinda con la morte in un cimitero semiabbandonato di Hollywood.

Fedele lettore del “Libro dei sogni” di Artemidoro e del “Bestiario” di Julio Cortázar, Soscia scrive quaranta esemplari «ipnografie», ovvero biografie colte nella loro completezza ermafrodita, del tutto vere e del tutto false, nell’unità di tempo e non-luogo del sogno.

Gli Dei Notturni, come una sorta di scatola dei trucchi narrativa, sonda il Ventesimo secolo portando il lettore in viottoli metaforici che conducono in caverne platoniche. Un libro che satura, con il racconto onirico, il vuoto lasciato dalla storia ufficiale, e che fa del sogno un testo irriducibile, una matrice che, attraverso percorsi imperscrutabili, si incarna nelle esistenze e le divora febbrilmente.

Pagine che sono squarci finemente cesellati, sguardi rubati da una serratura su assilli, tormenti, paure, idiosincrasie. Perché la superficie dura della storia di ognuno è incisa da solchi più o meno profondi, spaccature che diventano forre buie nelle quali talvolta possono precipitare le relazioni di senso, il tempo attento della veglia, l’ossequio al razionale.

Sogno in tedesco non è altro che traum, perché sogni e contusioni sono sempre il racconto della medesima storia.

GLI DEI NOTTURNI – MINIMUM FAX – 2020