I Tacchini Non Ringraziano è secondo me una perla all’interno del mondo dell’editoria.

Lo apri ed è scritto grande, come un libro per bambini.

Mi è piaciuta da subito la carta, al tatto, l’odore, e dal primo disegno che compare, il lepro de “Il lepro che ci beffò”, mi sono innamorata di Paolo Canevari e del suo tratto.

Camilleri ci ospita nel suo mondo incantato, animato da tanti meravigliosi animali.

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Ciascuno con una storia, un frammento di vita che molto ci racconta, come “Pimpigallo e il cardellino” uccellino evaso dalla sua gabbietta ma incapace di vivere la propria libertà.

In questo libro illustrato ritroviamo la gentilezza e il garbo di Camilleri, il suo amore per il regno animale, per la natura tutta.

Ad un tratto della lettura mi sono sentita in perfetta armonia con i protagonisti di queste belle storie, di questi bei racconti.

Ci sono cani e gatti, maiali, capre, cardellini, volpi, serpenti e tigri…

Ognuno di loro, a proprio modo, porta in sé e a noi un bagaglio di amore, intelligenza emotiva, comprensione e tutto ciò che potremmo ancora recuperare come esseri umani per tornare in empatia col mondo che ci circonda.

Quel mondo infinitamente bello quando si vive in armonia, quando non ci si scontra, quando l’amore e l’intelletto vanno in giro a braccetto.

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I Tacchini Non Ringraziano sono i racconti di vita di Camilleri, familiari, quotidiani, e tutti gli incontri che hanno avuto la possibilità e il modo accogliente di avere.

Esilarante l’inseguimento dei tacchini presi per dare la caccia alle vipere che invece cercarono di dargli il ben servito svignandosela.

“<<Stia fermo. Non è una vipera>>. Era un verdone che intanto, dignitosamente, stava attraversando in lunghezza il terrapieno, destreggiandosi tra i piedi delle sedie e dei tavoli. M’affrettai a mettere in guardia la famiglia. <<Se ricompare, niente panico. È assolutamente innocuo>>. Quella sera stessa rispuntò dalla siepe, rifece in senso inverso la via della mattina, si infilò di nuovo nella sua tana. Il giorno appresso, la stessa storia. Uscita da casa alle sette, rientro alle otto. Puntualissimo. Metodico. Discreto. Dignitoso. Con un passo (si può dire così di un serpente?) sempre regolare, né troppo veloce, né troppo lento. <<Deve avere un impiego da qualche parte>> disse la mia figlia maggiore dopo una settimana che lo vedeva andare e venire.

Lo chiamammo don Gaetano.

Camilleri è Camilleri.

 

I TACCHINI NON RINGRAZIANO – SALANI – 2018

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