Il Ritorno Degli Dei, una citazione:

“Ovviamente, quando era andata via di casa, la famiglia aveva assunto per Liz un ruolo più marginale, ma non nel modo in cui si sarebbe aspettata. Era come se il paesino in cui un tempo era vissuta si fosse miniaturizzato. I rapporti non si erano rilassati trasformandosi in amicizia, ma si erano contratti, conservando però le stesse forme e gli stessi spigoli, gli stessi elementi di vergogna, disperazione e gioia. Era come se vivesse all’interno di un modellino in scala ridotta ancora funzionante.”

Due sorelle, agli antipodi. Liz, la più grande di ventuno mesi, sa molto su tante cose ma, forse, nulla su come si vive. A Liz piace il concetto di gente, ma non la sua manifestazione reale: è un’inquilina della vita. Alison, la minore ma la più responsabile, sempre disponibile per tutti, cerca nei figli e nella routine quotidiana le proprie sicurezze.

Le due donne sembrano rappresentare risposte diametralmente opposte alla medesima equazione.

Infatti, Alison vive ancora a Ballyglass, piccola cittadina dell’Irlanda del Nord dove è nata, lavora nell’agenzia immobiliare del padre e spera che il suo secondo matrimonio rappresenti finalmente la svolta che sta cercando da anni. Liz, che ha preso le distanze dalla famiglia e che vive da tempo a New York, torna a casa – dopo aver trovato il proprio compagno a letto con un altro uomo – per partecipare alle nozze della sorella prima di proseguire il suo viaggio alla volta di New Ulster, un’isola al largo della Papua Nuova Guinea: lì, nelle sue vesti di antropologa, dovrà realizzare per conto della BBC un documentario su una religione di recente fondazione.

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Ma la vita delle due sorelle sta per subire uno tsunami: Alison scoprirà che il suo nuovo marito Stephen ha un passato tremendo dal quale non si può sfuggire. Mentre Liz, immersa in una foresta pluviale sul lato opposto del pianeta, si troverà sempre più coinvolta nel mondo elettrico di Belef, la profetessa a capo del culto.

“Belef fece loro cenno di seguirla. Zoppicava leggermente. Non era alta, ma lasciava intuire una certa potenza fisica. Spalle larghe, avambracci possenti, faccia seria. Indossava un meri, il tradizionale lungo vestito a fiori, infradito di plastica e un cardigan logoro – oltre a un berretto da capitano di nave con galloni dorati, la tesa rigida e delle mostrine senza senso.”

Nick Laird, nordirlandese classe 1975 è autore di raccolte di poesie e di due romanzi. E’ forse noto ai più per essere il consorte della scrittrice Zadie Smith. Con Il Ritorno Degli Dei ci regala pagine stilate con rara maestria, in cui l’andamento del racconto, sinusoidale e sdrucciolo, non ha timore di affrontare temi scomodi o azzardare parallelismi audaci, in una storia che sembra un trait d’union ideale tra “Cuore di Tenebra” di Conrad e “Le correzioni” di Franzen.

Sapientemente costruito lungo due assi paralleli, il libro affronta alcune grandi ossessioni dell’immaginario contemporaneo: la vanagloria di ogni fuga dal passato, il senso di appartenenza ad una comunità, la necessità di fare i conti con un’eredità difficile, con i suoi fantasmi e fanatismi, così appurando, una volta per tutte, l’entità del debito che i vivi hanno contratto con i morti. Un ammontare inestinguibile.

Come l’Irlanda è in balia delle sue brume e maree, forse è proprio vero che restiamo fedeli tutti a una fazione che ha subito una sconfitta.

IL RITORNO DEGLI DEI – MINIMUM FAX – 2019

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