La Bibbia Al Neon è una storia commovente, potente, sincera, innocente, ma anche assassina. E’ impossibile dimenticare David e le sue dolci storie, le sue stramberie e le sue tante disavventure.

Un malcapitato dentro il corpo di un bambino buono.

Si comincia con una figura retorica, quella del treno in partenza. Un simbolo potentissimo che già l’autore, il compiantissimo John Kennedy Toole conosceva e usava ad arte in tempi nei quali ancora nei corsi di scrittura creativa se ne studiava poco o nulla.

Questo l’incipit di Una Bibbia Al Neon:

“E’ la prima volta che viaggio su un treno. Ormai sono seduto qui, su questo sedile, da quasi un paio d’ore, forse anche tre. Dal finestrino non posso vedere niente perché adesso è buio, ma quando il treno è partito il sole stava giusto per tramontare e si vedevano i fianchi delle colline con l’erba tutta ingiallita cosparsa di foglie rosse e brune.”

Si comincia, dicevamo, con una partenza nella quale il protagonista, David appunto, si fa cullare dai ricordi.

Si parte dall’infanzia e da quando è piccolissimo. Ha questa zia come punto di riferimento che non è tanto ben vista dal padre e tollerata dalla madre che ne è la sorella. Sono gli anni Trenta in America e questa zia ha tutta l’aria libertina che si respirerà negli anni Sessanta. Quindi viene mal vista da molti abitanti di un piccolo paesino, bigotto e arretrato come solo l’entroterra americano sapeva produrre in quel periodo storico.

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Il lettore è tirato dentro a vicende e descrizioni delicatissime che puntano al cuore e non lo mollano più. Si viene straziati durante la lettura perché le vicende si susseguono veloci fino alla Seconda Guerra Mondiale. E il padre di David partirà e sarà vista come un’opportunità fino a un tragico epilogo che porterà nel baratro tutto. Anche la casa sbilenca dove vive David con la famiglia e che si piega per colpa del fango.

In La Bibbia Al Neon si susseguono anche le vicende di quegli anni, note a tutti, come il razzismo o il fanatismo religioso. Ogni argomento è trattato con un punto di vista schietto, ironico e storico al massimo. Già al tempo John Kennedy Toole aveva capito di quanto l’uomo era capace di diventare stupido. E ce lo spiattella in maniera cruda. Con un messaggio fortissimo per le nuove generazioni.

Parlavamo di simbolismi, ecco, e anche il bambino che si districa tra mille disgrazie e che si rifugia nella fantasia ha una potenza inaudita. Rende la storia fortissima e travolgente. Non è possibile tirarsi fuori da La Bibbia Al Neon senza sapere dove quel treno porterà David.

John Kennedy Toole è come i Beatles, sempre attualissimo, in tempi ormai molto lontani usava un linguaggio che moderno è dire poco. Forse è anche per questo che ai suoi tempi non l’hanno capito. Chissà. Certo quel suicidio nel 1969 a soli 32 anni fa malissimo a ogni lettore perché, forse, se fosse stato capito, probabilmente, ci avrebbe regalato altri capolavori tipo questo e come anche Una Banda Di Idioti.

UNA BIBBIA AL NEON – MARCOS Y MARCOS – 2004

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