Recensione di La Promessa – Damon Galgut

Recensione di La Promessa – Damon Galgut

La Promessa ultima opera di Damon Galgut, vincitore del Premio Book Prize, racconta il lento declino di una famiglia. E lo fa in maniera insolita. Ripercorrendone la storia attraverso i funerali che si succedono nell’arco di un trentennio.

La Promessa è ambientato in Sudafrica, alla fine degli anni’ 80 in piena apartheid. Gli Swart sono i protagonisti. Una stirpe di “afrikaner” bianchi composta dalla coppia Rebecca, Manie e i tre figli: Anton, Astrid e Amor. Vissuti in un apparente benessere, si trovano con il trascorrere del tempo a confrontarsi con la crisi politica e economica che attraversa il paese.

La fattoria, la “grande fattoria” su cui si erge la loro abitazione è il concreto palcoscenico del loro affermarsi, vivere, riprodursi e in alcuni casi andarsene. Per sempre.

E proprio con la morte di Rebecca, la madre, si apre il romanzo. La sua dipartita segna la prima grande crepa all’interno del nucleo familiare. Ma prima di morire, sembra abbia fatto promettere al proprio marito, Manie, la cessione della casa di famiglia a Salome la domestica. E con il colore di questo dubbio “si tinge” l’ intera narrazione.

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Chi è Salome per la donna? l’amica affettuosa di una vita che ha sacrificato la sua libertà per servire gli Swart. Una presenza autentica. Forse l’ unica. E per gli altri? La nera senza diritti, la messa ai margini, la serva.

Tranne per Amor, la piccola di casa, l’ unica ad avere memoria di questo patto. Ad averlo udito con sicurezza. Come noi del resto. Mentre il padre e i fratelli, fanno ciò che meglio sanno fare: negare e andare avanti.

Pagina dopo pagina, passano gli anni e su quel giuramento mai considerato e mai mantenuto si costruiscono le vite dei nostri personaggi. Si succedono amori, morti, liti. Ricchezza e povertà. Fatti straordinari e miserabili. Come la caduta dell’ apartheid. La liberazione di Mandela. Ma anche il dilagare della corruzione e della violenza.

In La Promessa, andando avanti, si ha la sensazione che non sia più un patto ma una maledizione quanto venne suggellato. I protagonisti inevitabilmente devono fare i conti con il proprio destino. Spesso amaro e doloroso come quello della propria terra. Ferita nel profondo.

«Non c’è niente di insolito o straordinario nella famiglia Swart, eh no, assomigliano alla famiglia della fattoria accanto e di quella ancora dopo, sono solo un gruppo di sudafricani bianchi, e se non ci credi allora sentici parlare. Le nostre voci non sono diverse dalle altre, hanno lo stesso suono e raccontano le stesse storie, con un accento che sembra calpestato, tutte le consonanti decapitate e le vocali bruciate- C’è qualcosa di arrugginito, macchiato di pioggia e ammaccato nell’ anima, e traspare dalla voce.»

LA PROMESSA – EDIZIONI E/O – 2021

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