Recensione di L’Acqua Del Lago Non È Mai Dolce – Giulia Caminito

Recensione di L’Acqua Del Lago Non È Mai Dolce – Giulia Caminito

L’ Acqua Del Lago Non È Mai Dolce, ma nell’ultimo romanzo di Giulia Caminito è indecifrabile, profonda e solo apparentemente immobile.

La vicenda ruota intorno a Gaia e la sua famiglia. La storia ha inizio con una loro collocazione molto precisa. Sono poveri, anzi poverissimi, vivono a Roma in un seminterrato abusivo della periferia.

Grazie alla caparbietà della madre Antonia, riusciranno ad ottenere una casa popolare ad Anguillara Sabazia nell’ hinterland romano, vicino al Lago di Bracciano.

Tra i personaggi  spicca, proprio lei, la figura di Antonia, una donna “monolitica”. Capace di “amministrare” l’estrema indigenza in cui vivono. Capace di separare, senza indecisioni, ciò che bene da ciò che è male.

Si trasferiranno ad Anguillara e da qui in poi la narrazione si concentra su Gaia, sul periodo che andrà dalle medie all’Università. Siamo nei primi anni del duemila con l’arrivo dei primi cellulari e di internet.

In L’ Acqua Del Lago Non È Mai Dolce, da principio, vediamo una giovane protagonista che inizia a prendere le misure, a comprendere il vero senso delle distanze, quelle reali, quelle sociali ed economiche.  La mancanza, il detto personalissimo “io non ho” è il metro con cui ci si adatta alla vita.

Gaia, non solo non ha, “veste” le condizioni della povertà. Mette i vestiti dismessi di altri, porta tagli di capelli fatti dalla madre. Marchio di una condizione che all’esterno, nella quotidianità scolastica rende ineluttabile la presa in giro e gli atti di bullismo.

Ma in L’ Acqua Del Lago Non È Mai Dolce lei non abdica. Non si concede mai come vittima. Reagisce e lo fa sempre con rabbia e potenza.

Pagina dopo pagina la accompagniamo negli anni più belli e più complessi quando iniziano ad “avvitarsi” intorno a lei esperienze, inquietudini, amicizie e amori. Si intrecciano fatti familiari, tragedie personali e l’attualità che incombe.

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Ma Gaia ha una certezza, che le ha trasferito Antonia, con lo studio e la fatica lei realizzerà, a dispetto di tutto, sé stessa. Otterrà una posizione economica, sociale e intellettuale.

“Quello che ho fatto per anni è stato aspettare rivoluzioni, slavine, reazioni a catena che portassero come ultimo effetto alla mia ascesa, al dischiudersi di infinite possibilità.

Quello che ho fatto per anni è stato rimanere dove ero, stesso posto, stessa ora, stesso ruolo, stessa faccia. ad attendere i miei diciotto anni come s’aspetta una profezia, l’arrivo di una tempesta, il crollo di un muro.”

Sarà veramente così? Oppure, alla fine, la vita si complica assomigliando sempre di più all’acqua di quel lago, mai dolce, mossa da correnti impercettibili e così poco trasparente?

Caro lettore me lo sto ancora chiedendo. Per questo ho amato questo romanzo tantissimo. È commovente, autentico e selvaggio. Mi sono affezionata così tanto a Gaia che dirle arrivederci è stato difficile. Ma sono certa che quest’estate dal pontile del lago la saluterò.

“Io sono stata cigno, mi hanno portata da fuori, mi sono voluta accomodare a forza, e poi ho molestato, scalciato e fatto bagarre anche contro chi s’avvicinava con il suo tozzo di pane duro, la sua elemosina d’amore”

L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE – BOMPIANI – 2021