Moksha in sanscrito significa liberazione. Il concetto che regna incontrastato in questo libro. L’essere umano che si libera dalle paure e dalle ostilità della vita, diventa più vicino al senso puro dell’universo. Scopre come e perché la nostra mente faccia il bello e il cattivo tempo nelle nostre giornate. Come influenzi le nostre scelte in una spirale emotiva troppo spesso dettata da fattori esterni che ne compromettono una sana visione, vicina ai nostri reali bisogni.

In Moksha riscopriamo il valore e la potenza del nostro mondo interiore e tramite la determinazione e la consapevolezza quanto sia in grado di cambiare anche il mondo esterno.

Aldous Huxley, l’autore di questo splendido libro, ha scoperto già negli anni Cinquanta processi neurologici che oggi vengono presi per dati, ma solo dopo numerosi e scrupolosissimi studi sulla nostra mente.

Huxley invece ha avuto un alleato fondamentale, e naturale, nella sua ricerca, ovvero la mescalina. Era il 1953 quando scoprì questa sostanza e lo fece incontrando quei riti che gli sciamani americani sfruttavano per propiziare la vita del villaggio e per scoprire il lato del sé più creativo e a fuoco con la natura che li circondava.

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Tramite la mescalina scoprì come la nostra mente sia limitata nella vita di tutti i giorni. Anticipò tantissimi studi attuali ed ebbe la visione di un mondo basato sul nostro spirito e non sul mondo superficiale collegato, direttamente e indirettamente, denaro.

In Moksha, sono compresi numerosissimi scritti di Aldous Huxley, come si trattasse di un’antologia. Ma è un termine riduttivo perché niente è imprigionato nelle parole. Tutto vola verso una coscienza più alta. Ogni pagina accresce l’idea che abbiamo del mondo. Ci rendiamo conto di quanto sia potente la natura nella spiegazione del creato.

Romanzi come ‘Il mondo nuovo’ e ‘L’Isola’ sono diventati capisaldi della visione distopica del mondo, molto prima che fosse acclamata dalla nostra cultura. Saggi come ‘Le porte delle percezione’ e ‘Paradiso e inferno’ hanno cambiato la realtà per molti lettori e fan di Huxley. Primi tra tutti i Doors, per esempio, che proprio quelle porte intendevano nel loro nome.

Parte di questi testi sono compresi in Moksha, forse le parti salienti, ma è riduttivo affermarlo, e molti altri contributi, scritti del grandissimo Huxley, fanno parte di questa raccolta eletta. C’è anche una struggente e profondissima intervista al sommo Huxley da parte di sua moglie, dopo che lui ha assunto psilocibina.

Il lettore non sarà invogliato ad assumere mescalina ma a guardarsi meglio attorno. Magari lasciando da parte per un attimo lo smartphone per puntare invece gli occhi al cielo.

MOKSHA – MONDADORI – 2018

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