Recensione di Now Here Nowhere – Alex Infascelli

Recensione di Now Here Nowhere – Alex Infascelli

Now Here Nowhere, di Alex Infascelli, rappresenta l’epopea che un ragazzo deve fare per emanciparsi dai cliché del posto fisso come realizzazione e dal rigare dritto senza mai chiedersi il perché di queste imposizioni.

Che vita diventa la nostra se restiamo sui binari della sicurezza precostituita? Il famoso motto di Giovanni Lindo Ferretti e dei suoi CCCP recita “produci consuma crepa” ed è esattamente la risposta che merita l’ordine precostituito delle cose.

In Now Here Nowhere l’autore racconta una vita all’apparenza dissennata e sregolata, impazzita addirittura in alcuni periodi, ma che invece segue un filo logico che punta alla salvezza. Segue il filo logico del cuore.

Se il leitmotiv della storia è propria la vita vera di Alex con appena qualche ghirigoro romanzato, dietro le quinte c’è l’intraprendenza di un giovane degli anni Ottanta che non vuole mollare nulla di quello che lo emoziona.

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Ecco che allora dopo un inizio drammatico come la morte del padre ad appena dieci anni, comincia la sensibilizzazione verso la vita in sé per sé. Ovvero non un semplice susseguirsi di eventi ma un’attenta ricerca empatica della soluzione migliore per stare al mondo.

Alex seguirà una ragazza verso quella terra che rappresenta il sogno dell’affermazione personale e lo farà con l’entusiasmo di un giovane in cerca di se stesso. E della sua ribellione verso i codici canonici dell’esistenza.

Andrà oltre per realizzare quello che crede il suo sogno, il musicista, per poi rendersi conto che il cuore gli suggerisce qualcos’altro. E non solo il cuore ma anche una sciamana nel più impensato dei colpi di scena.

Nel frattempo sarà diventato una specie di Forrest Gump quando seduto sulla panchina racconta della sua vita avventurosa e piena di personaggi noti ma qui è vita vera e Kurt Cobain, Prince e i Blind Melon sono tutt’altro che interpreti della trama di un film. Solo per citarne tre, per dire c’è anche Courtney Love che appare per invitarlo insieme a Kurt a passare una notte di follie.

Già, perché Now Here Nowhere racconta di una vita sfrenata che inevitabilmente si accartoccia su stessa perché senza freni prima o poi il muro lo impatti e così Alex dovrà rendersi conto che non si può vivere di soli eccessi.

Perché il finale scontato in questo caso è la morte. E i pensieri tornano indietro a ripensare al concetto di famiglia, quella che lui ha avuto per una breve parte della sua vita, anche se i suoi genitori si erano pure lasciati. E a riscriverlo quel finale verso una nuova identità più consapevole. Ricca del bagaglio degli sbagli, certo, ma anche delle infinite conoscenze che ha perpetrato nel suo soggiorno a Hollywood, Seattle e in tutto il contesto americano.

Fino a riconoscersi in qualcosa di giusto e possibile verso un’identità solida e definita che lo porterà finalmente oltre il dolore della morte prematura del padre.

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