Nuovo Dizionario Affettivo Della Lingua Italiana, una citazione:

“HABITAT: Parola di origine latina (significa “egli abita”) che sembra dura, però anche araba, quindi sinuosa, elegante. L’habitat è quel luogo, che diventa una libertà, entro cui riesci a essere te stesso, confessandoti le cose peggiori con il sorriso. Può anche essere, spesso, una persona. La persona che ti mantiene libero e ti incoraggia a scoprire il resto dei luoghi. Quelli che prima sembravano inospitali e poi, per magia, diventano casa.” (Marco Marsullo)

A dieci anni dalla sua prima edizione, per celebrare i suoi venti anni Fandango Libri pubblica il Nuovo Dizionario Affettivo Della Lingua Italiana.

Già nel settembre 2008 centinaia di autori e autrici furono invitati a partecipare a un lavoro collettivo – no, il kolkoz non c’entra nulla, tranquilli – basato su un’idea eccitante quanto azzardata: quella di individuare una sola parola che, per ciascuno di loro, avesse un significato particolare perché, se le parole sono i “ferri del mestiere” degli scrittori – visto che le usano e manipolano ogni giorno – sono parimenti affetti, ricordi, legami.

L’intento, in pratica, era di raccogliere parole che, sulla scorta del temps perdu proustiano, mettessero a nudo per ciascun autore un momento del loro vissuto.

In tutti questi anni, ho sempre tenuto a portata di mano questo primo dizionario, ormai consunto a causa del continuo sfogliare e zeppo di “orecchie” agli angoli delle pagine.

Il Nuovo Dizionario Affettivo Della Lingua Italiana si apre ora all’ultima generazione di scrittori del secondo decennio degli anni 2000, arricchendo la precedente collezione, con ben 368 autori che hanno accettato di partecipare alla seconda edizione.

Il risultato è una raccolta divertita ed eccentrica delle parole più disparate, dalle più comuni ai lemmi in dialetto, dai neologismi a frasi compiute per indicare concetti unici, oggetti, luoghi fisici e non, aggettivi e sostantivi, aneddoti, feticci.

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Un volume al contempo tradizionale nella forma quanto atipico nella sostanza, un piccolo, strampalato monumento di scrittura dedicato alle parole più personali ed evocative della nostra lingua, che offre inaspettati spunti di riflessione.

Un vocabolario che funge da caravanserraglio ove tenere al tepore le parole più care, perché il potere di uno scrittore, forse il suo talento più grande, sta nel modo in cui riesce a maneggiarle, valorizzandone o allargandone le maglie; poiché una singola parola contiene universi semantici.

Una lingua, dopo tutto, è come un corpo: resiste agli urti e li assorbe, pur memorizzandoli come lividi, è in preda alle pulsioni ed ai gusti, e come un corpo viene amata. Se tutto questo viene ricordato, se c’è consapevolezza del potere del linguaggio e del bisogno di riappropriarsi della “parola”, allora c’è futuro. Un futuro che parla di identità e condivisione.

In un piattume contemporaneo dilagante, riprendersi le parole – anche le più desuete o strambe – è un atto di rispetto verso l’idioma e la memoria, nonché un buon punto di partenza per ritornare all’essenza delle cose stesse.

Nel mio personale dizionario affettivo, tanto per dire, io metterei “mimma”. Quando ero molto piccolo, era una sorta di straccetto stringendomi al quale riuscivo a prendere sonno, perché aveva l’odore di mamma. Ora “Mimma” è anche il soprannome della mia nipotina, Emilia. Proprio il nome della terra che ha forgiato il mio lessico familiare ed il mio sangue.

Le parole in fondo sono come la vita. Alcune, si, sono corte, ma anche larghe. E possono contenere tutto l’amore del mondo.

IL NUOVO DIZIONARIO AFFETTIVO DELLA LINGUA ITALIANA – FANDANGO LIBRI – 2019

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