Etica Dei Vizi, una citazione:

“E’ chiaro come io non faccia tutto ciò che mi piace o può procurarmi un più o meno fugace godimento. Il piacere rimane il movente generale, e la sua ricerca degna di una generica approvazione. Ma non meno evidente è che – soprattutto su scelte difficili, opinabili – il criterio morale mi aiuta più del diritto penale.”

Etica Dei Vizi è un pamphlet piuttosto sagace su “come resistere alla tentazione di diventare ex-fumatori, ex-bevitori e vegetariani” il cui autore, Pierangelo Dacrema, è un docente di lungo corso che tratta l’economia come una scienza dello spirito.

Un uomo in età matura, molto legato alle sue deprecabili abitudini (fumatore, bevitore, gran mangiatore di carne), viene improvvisamente allarmato dall’anomalo funzionamento del suo cuore. È sposato, ha sei figli – tre grandi e tre piccoli -, ed è pertanto sottoposto a forti sollecitazioni per un radicale cambiamento dello stile di vita.

Con sforzi immani riesce a smettere di bere e fumare. Ma poi ci ripensa proprio quando la voglia di alcol e sigarette sta ormai svanendo. Si sente snaturato da tale sobrietà, troppo diversa dall’immagine che ha di sé, costruitasi e cristallizzatasi nel corso del tempo. La vita è una, piuttosto faticosa, costellata di preoccupazioni e avara di soddisfazioni, invariabilmente breve anche quando relativamente lunga. Urge allora trovare un nuovo equilibro, un viatico lungo il quale la paura del baratro non lo renda insensibile alle piacevolezze e distrazioni del percorso.

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Etica Dei Vizi non è una apologia della nocività di abitudini insane, quanto piuttosto il contrario, muovendosi a difesa della salute mentale. Quelli che, per alcuni, sono “vizi”, per altri sono “piaceri”: in quanto benesseri dell’anima, essi devono essere considerati nel loro aspetto positivo, come antidoti all’acredine, alla noia, al dolore dello spirito. Stare bene fisicamente e star male psichicamente, è comunque stare male. L’assunto del fare di tutto per perseguire il benessere fisico ad ogni costo, anche a scapito di quello psichico, è un’operazione non sbagliata, ma quantomeno opinabile secondo Dacrema.

“Queste immagini terrificanti sui pacchetti di sigarette rendono sicuramente disgustoso il contenitore, ma non hanno l’effetto di rendere meno attraente il suo contenuto. E poi attenzione a questa tendenza a criminalizzare tutto ciò che fa male: fa male lo zucchero, fa male il sale, fa male il caffè. Fanno male un sacco di cose. Allora fa male anche la vita perché conduce inesorabilmente alla sua fine. Non è detto che una vita più lunga in assenza di vizi diventi più gradevole ed edificante rispetto ad una vita più breve ma più appagante, più soddisfacente, non sempre protesa a rinunciare a ciò che piace”.

E’ più virtuoso un uomo che si astiene dal vizio per timore di una punizione (che sia una multa o la prospettiva di una malattia) o uno che si concede temperate trasgressioni come ricompensa per aver saputo contenere le proprie pulsioni entro i limiti dell’accettabile? Per la collettività il primo, per l’individuo il secondo; ma la collettività altro non è che una somma di singoli individui. E questo è un paradosso. E siamo poi certi che l’affrancamento dall’ossessione del bisogno coincida con un senso di liberazione, o è vero il contrario, che coincida invece con un soffocamento del proprio, ineluttabile Io?

Dunque, il libro suggerisce che i vizi vadano salvaguardati in una certa misura se servono a garantire la preservazione di un equilibrio tra il benessere fisico e quello psichico. Soprattutto quando diventano abitudini che in qualche modo rappresentano il tessuto più intimo di una personalità, di una identità, di una esistenza. Un qualcosa, insomma, che ci qualifica come persona, al pari di un intercalare o di una espressione.

Chissà, in quanto bizzarra e aleatoria, la vita forse non è altro che una soggettiva analisi costi-benefici.

ETICA DEI VIZI – RUBBETTINO – 2019