Sotto Il Sole Di Roma di Marco Molendini – Recensione


Sotto Il Sole Di Roma Recensioni

Sotto Il Sole Di Roma, una citazione:

“Mi presento in via del Tritone 152 in un gelido pomeriggio di dicembre, quasi al termine di un anno di piombo fra attentati, l’inflazione in crescita esponenziale, i sussulti del conflitto in Vietnam, la guerra del Kippur con la crisi del petrolio, gli strascichi del golpe in Cile.”

Negli anni Settanta il terrorismo ha impiombato le strade.

La dolce vita è svanita anche nei ricordi, Chet Baker si aggira smarrito, a Fregene Flaiano e Fellini non ci sono più.

Per avere fresco, la sera si fa su e giù in macchina a caccia di grattachecche e fette di cocomero.

Poi, all’improvviso, si alza una nuvola di polvere e zanzare attorno al laghetto di Villa Ada ed esplode l’Estate romana.

Scocca la scintilla di quello che verrà chiamato riflusso.

Guidata dalle avanguardie festaiole, Roma sfugge alla morsa del terrorismo proprio nell’anno peggiore, il 1977, e passa dal cinema che si accende a Massenzio a Dalla e De Gregori che si chiedono come fanno i marinai allo stadio Flaminio, dal delirio poetico di Castelporziano al fantastico carnevale brasiliano a Piazza Navona e alle notti infinite all’Hemingway e poi al bar della Pace.

Marco Molendini racconta una delle migliori storie di Roma dal dopoguerra a oggi.

Lo fa anche attraverso le vicende del Messaggero, che per decenni ne è stato lo specchio e l’osservatorio naturale: dagli anni del duchino Perrone fino alla baldoria della stagione Ferruzzi, tra cambi di proprietà e linea editoriale, scioperi e occupazioni, intromissioni della politica e grandi inchieste di cronaca.

Pieno di episodi e popolato di personaggi bizzarri, Sotto Il Sole Di Roma è un congedo – ironico, esuberante, affettuoso, malinconico – da una lunga stagione di emozioni ed entusiasmi, nella quale musica, cultura e politica parlavano un’unica lingua, e un ritratto commovente della città e di tutti i sogni che non smette di inventare e custodire.

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Marco Molendini è giornalista e critico musicale, a lungo una delle firme di punta del Messaggero, autore di diversi libri. Nel corso della sua carriera è stato anche conduttore radiofonico di programmi Rai dedicati al jazz. Insegna al Master di critica giornalistica dell’Accademia d’arte Silvio D’Amico ed è consulente artistico di Umbria Jazz.

Sotto Il Sole Di Roma riporta tante schegge personali di un giornalista che racconta figure mitiche e vicende nascoste di una città e del suo giornale.

“E’ la caratteristica dei giornalisti assomigliare, fino a identificarvisi, al mondo che vogliono raccontare.”

Storie un po’ avventurose, un po’ esemplari, un po’ cialtrone in quel palazzo su cinque piani, che prima era stato l’hotel Select, a forma triangolare con la pensilina liberty.

Ma Molendini parla anche di molto altro, dispensando aneddoti sull’ambiente capitolino e raccontando anni cruciali per la politica ed il costume italiani.

E parla poi della sua vera passione: perché Marco non voleva fare la cronaca nera, voleva seguire jazz e musica brasiliana e ci riesce, quando viene nominato capo degli Spettacoli e incontra tutti i grandi, da Chet Baker, a Sun Ra, Gil Evans, Frank Zappa, Miles Davis, Caetano Veloso, Gilberto Gil e tanti altri.

Con una prosa davvero elegante Molendini tratteggia una Roma e una realtà editoriale d’antan, un mondo ormai sparito.

Una città – un momento bellissima, in altri tremenda – che è il regno delle illusioni: “Non a caso qui c’è la chiesa, il governo, il cinema, tutte cose che producono illusione.”

Roma distillata nella sua essenza: un luogo antropologico dove le notti sono un tenero invito a lasciar scorrere il tempo.

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