Stato D’Assedio di Duccio Balestracci – Recensione


Stato DAssedio Recensioni

Stato D’Assedio, una citazione:

“Nella nostra cultura, un assedio è un evento eccezionale. Per quelle di alcuni secoli fa, al contrario, l’evento-assedio è un – per così dire – rischio prevedibile in una società che fa i conti con la morte attraverso calcoli diversi da quelli che usiamo noi, ma non per questo meno drammatici ..”

Per secoli gli assedi hanno rappresentato una forma dominante della guerra, modellandone le logiche e segnando la vita delle città.

In un percorso che si muove dall’antichità fino al tramonto dell’età moderna, con particolare attenzione al lungo arco che va dal Medioevo al Settecento, Duccio Balestracci ricostruisce le pratiche e le tecnologie dell’assedio – dalle catapulte alle prime artiglierie, dai proiettili infuocati alle gallerie scavate sotto le mura.

Ma ciò che emerge, più ancora che lo scenario tecnico, è l’assedio come esperienza umana: le strategie psicologiche, lo scambio di minacce e dileggi tra le parti, la quotidianità della guerra a distanza ravvicinata.

Una fenomenologia dell’assedio che intreccia tattica e cultura materiale, tecnologia e vissuto, rendendo visibile ciò che troppo spesso resta sullo sfondo delle ricostruzioni storiche.

Attraverso una lente d’ingrandimento Stato D’Assedio offre al lettore un lavoro completo di analisi dello stato d’assedio sotto differenti punti di vista. 

Duccio Balestracci, classe 1949, ha insegnato Storia medievale nell’Università di Siena.

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Nella forma attuale, l’assedio non ha certamente l’aspetto che ha avuto fino alla fine dell’Ottocento, quando, con Parigi 1870, si può dire forse di essere in presenza dell’ultimo grande assedio di tipo tradizionale.

A Leningrado come a Sarajevo o a Falluja, invece, non ci sono eserciti che pazientemente circondano mura che devono essere difese.

Tuttavia, non si può fare a meno di notare che certi aspetti di assedi contemporanei hanno le stesse caratteristiche dei loro predecessori.

Da qui il ricorso a una narrazione diacronica, che ha il fulcro fra il pieno Medioevo e l’età moderna, ma non disdegna di aprire spiragli in avanti e indietro nella periodizzazione e di spaziare tra latitudini anche molto distanti fra loro.

“L’assedio è, per chi lo subisce, ma anche per chi lo attua, un elettrocardiogramma sotto sforzo.

La storia delle conquiste, delle guerre e degli assedi è in genere scritta tutta, o quasi, al maschile. Balestracci si allontana da questo stereotipo narrativo e dedica molte pagine, e molte riflessioni, al ruolo particolare che le donne hanno nell’assedio.

Ma riesce anche a rendere perfettamente le angosce, le incertezze delle cittadinanze sotto scacco, il sentirsi in balia degli eventi, il tentativo di fingere o ricreare una normalità apparente in una situazione drammatica, quale è sempre l’assedio.

Lo shock dell’assedio, il trauma che determina, ancor prima che esperienze legate all’irruzione del nuovo, sono esperienze generate dalla fine di un mondo conosciuto fatto di consuetudini e di ripetizioni.

Quindi l’assedio non solo come mero fatto d’armi, ma come evento-tsunami capace di impattare sulle coscienze e sui processi economici e sociali di una comunità.

In conclusione, quindi, da stato d’assedio a stato da assedio.

Stato D’Assedio si rivela un saggio ben scritto, appassionato seppur analitico, capace di gettare luce sul “clima” e sul pensiero delle varie epoche.

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