Recensione di La Carezza Della Memoria – Carlo Verdone

Recensione di La Carezza Della Memoria – Carlo Verdone

La Carezza Della Memoria. Un diario a cuore aperto di Carlo Verdone. Un omaggio alla sua carriera, alla sua gente. Quella di Roma.

Carlo si apre totalmente. Racconta, descrive, riflette. Ma soprattutto ricorda. È un Verdone che non t’aspetti, a prima vista è un ritratto lontano rispetto a film come Un Sacco Bello o Borotalco.

Rivive la sua adolescenza, confessa i timori iniziali. Celebra i primi amori, quelli che ti segnano per sempre: “Gli orecchini di Maria sono due piccole stelle dorate. Sono minuscoli, ed è passata una vita, ma non li ho persi. Sono una traccia preziosa dei miei anni migliori.”

Tutto ha sempre uno sfondo. Roma bella appare, Roma amica e traditrice, Roma che non si può spiegare a parole. Eterna fino alla fine: “E’ una Roma che illude di essere intatta nella sua magnificenza.”

Verdone nel suo racconto fa da regista alla sua vita. Ogni capitolo è un piccolo cortometraggio, gli attori non sono semplici comparse, sono i protagonisti del suo viaggio. Papà Mario, i colleghi di Torino, i figli Paolo e Giulia, gli amici d’infanzia.

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Il cammino verso il successo non è sempre dritto. È tortuoso, pieno di curve, le fermate per il rifornimento non mancano. Il pilota non nasce necessariamente spericolato, può affrontare il tragitto abbattendo quel muro fatto di insicurezza ed esitazione: “Sul palcoscenico misteriosamente mi trasformavo: sicuro, lucido nelle improvvisazioni, potente, mai timoroso. L’esatto contrario del Carlo privato, sempre pieno di dubbi, fragile e timido.”

I ricordi di Carlo seguono tutti un comun denominatore: il popolo. Fin dagli anni ’70 Verdone ha avuto l’indiscusso merito di mettere in scena la quotidianità, di ridisegnare le ritualità, di entrare nel cuore della gente semplice. Semplicità come naturalezza. Naturalezza come genuinità.

In fondo, la strada è stata il vero palcoscenico. La Roma dei coatti, degli esibizionisti, dei personaggi difficili da dimenticare: “Era un gran teatro all’aperto dal quale inconsciamente assorbivo quello che un giorno avrei rappresentato a modo mio. Gran parte di ciò che ha fatto ridere il pubblico lo devo a questi eroi del cazzeggio, a questi campioni della mitomania.”

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Con La Carezza Della Memoria Carlo Verdone si mette a nudo. Lontano da ipocrisie e luoghi comuni. Strappa sorrisi e dona spensieratezza al lettore. Anche se la malinconia si percepisce forte e chiaro. La stessa che ha accompagnato molte pellicole verdoniane.

Le sue parole incantano e disincantano, fanno sorridere ma inducono a delle riflessioni.

Questo mondo così fedelmente rappresentato esiste ancora? Una Roma così genuina continua ad emozionare?

L’opera dell’attore romano si legge tutta d’un fiato, non possono esistere interruzioni. Il nastro parte, scorre fluido e non c’è posto per i titoli di coda.

Il motivo è semplice.

La Roma de na vorta non muore. Quello rappresentato da Carlo è immortale.

Sì, come i suoi ricordi:

“Non immaginavo che ci fossero ancora indizi capaci di risvegliare quella sensazione di un’ultima carezza nell’anima, una carezza data da avvenimenti, storie, emozioni che hanno riportato in vita tempi lontani, volti sbiaditi, riflessioni profonde, momenti assurdi, comici ma anche struggenti.”

LA CAREZZA DELLA MEMORIA – BOMPIANI – 2021

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