Abbiamo troppe cose, io e Maria. E in generale, checché se ne dica, abbiamo troppe cose tutti quanti.”

Queste le righe della quarta di copertina di Le Cose Che Bruciano, e per me che da molto tempo sono nella fase “più si viaggia leggeri in questa vita meglio si sta” (ma ancora di strada ne ho), è parso davvero un ottimo inizio.

Le Cose Che Bruciano racconta la storia di Attilio Campi, un ex politico che ha lasciato la sua attività e la città per rifugiarsi in montagna, a Roccapane, un paesino (non esistente) della Liguria.

Dopo una rapida carriera (precedute da altre rapide carriere nel ramo della ristorazione e dell’editoria, poi concluse nel nulla), appena nominato presidente della Commissione Educazione e Cultura, elaborai la mia prima e ultima proposta di legge: la reintroduzione dell’uniforme obbligatoria nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado.

Un’idea fantastica, lo so. Ma la proposta venne giudicata anacronistica e inopportuna dal mio stesso partito, e cassata senza nemmeno essere discussa in parlamento.

Diedi le dimissioni e sparii dalla scena prima che la mia nascente fama di stravagante diventasse un problema per il partito che mi aveva chiamato a quel ruolo.

Se c’è una cosa che non sopporto, e soprattutto non merito, è essere considerato un anticonformista“.

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Attilio, l’uomo salvato dal suo stesso corpo, ha una moglie ingegnere sempre in viaggio che ormai lo mantiene, una sorella perfetta e a lui poco somigliante al terzo matrimonio con uomini ricchissimi, due nipoti che non ha mai visto, un amico agricoltore (con moglie bulgara instancabile e saggia) col quale fa l’improvvisato contadino, e un giornalista, Ettore Mirabolani, col quale ha litigato in tv quando faceva il politico d’assalto, a cui ora vorrebbe chiedere scusa.

Attilio negli anni ha accumulato molte cose altrui, della zia Vanda, della mamma… come per non disperderle, per mantenere i ricordi, non mancare di rispetto, a testimonianza di ciò che è stato, si è fatto carico di cose che ora non ha più intenzione di tenere.

E solo quando è ormai troppo tardi, una rivelazione gli farà pensare che alcune di quelle cose ora più che mai avrebbero potuto servirgli.

O forse no?

Le Cose Che Bruciano è un romanzo che mi ha colpita per l’atmosfera, per come delinea i personaggi tutti e per la sensazione che ti lascia addosso.

Come un germoglio di riflessione cui non c’è neanche bisogno che metti mano subito.

Probabilmente andrà solo lasciato un po’ nell’ovatta bagnata, germoglierà da sé.

LE COSE CHE BRUCIANO – FELTRINELLI – 2019