Le 60 Lingue Che Uniscono L’Europa, una citazione:

“I sorabi si vergognano dei loro articoli: pensano che non ci sia posto per paroline irritanti come il o un in lingua slava che si rispetti. Non che il resto del mondo, slavo o meno, presti molta attenzione alla cosa. Che la lingua madre di circa cinquantamila persone stanziate nell’angolo sud-orientale dell’ex RDT non sia il tedesco, ma qualcosa di simile al ceco e al polacco che si chiama sorabo, non è una notizia di così largo dominio pubblico. Per i sorabi, tuttavia, è una questione vitale, legata alla propria identità.”

Le 60 Lingue Che Uniscono L’Europa è un viaggio senza precedenti tra le storie, le peculiarità, le inaspettate somiglianze delle parlate che ogni giorno possiamo ascoltare in giro per il vecchio continente.

Grazie alla trascinante passione di Gaston Dorren attraverseremo così sperduti villaggi tra le montagne della Svizzera dove la lingua franca è il romancio, piccoli comuni italiani dove si parla catalano, greco o croato, e impareremo a orientarci tra i caratteri dell’alfabeto cirillico.

Scopriremo perché l’esperanto non prenderà mai piede, perché il finlandese è la lingua più semplice da imparare, perché i norvegesi scrivono in danese e perché il basco è un’isola linguistica.

Partendo dal protoindoeuropeo per arrivare al successo ormai globale dell’inglese, questo libro ricco di aneddoti cambierà il modo in cui pensiamo alle lingue che ci attorniano, e dimostrerà ancora una volta l’importanza e la ricchezza di un patrimonio che corriamo il rischio di perdere per sempre.

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Se è pur vero che nella loro forma parlata quanto in quella scritta, le decine di lingue europee possono sembrare proibitive, le storie che le riguardano sono davvero avvincenti.

Apprenderemo come il francese, all’apparenza così maturo, sia in realtà guidato da una fissazione per la “mamma” (che altri non è che il latino). Scopriremo come mai lo spagnolo suoni alle orecchie come una mitraglietta. E se pensiamo che il tedesco si sia diffuso in Europa sotto la minaccia delle armi, prepariamoci a essere smentiti.

Ma ci avventureremo anche oltre, esplorando le tendenze flessionali dell’olandese in relazione al genere, la modernità arcaica dell’islandese, le sanguinose battaglie combattute sulla pelle del greco e gli orfani linguistici dei Balcani.

Allontanandosi ulteriormente dai sentieri battuti, verremo poi condotti tra le antiche vestigia del lituano, lo snobismo del sorabo e i modi sconcertanti del basco, e apprenderemo anche come il romanì e l’osseto – vere e proprie lingue di faglia – siano uno Yin e uno Yang delle lingue indoeuropee.

Le 60 Lingue Che Uniscono L’Europa è quindi da intendersi come una sorta di guida, divertente e densa di acume, che non ambisce in alcun modo ad essere un’enciclopedia: infatti mentre alcuni capitoli sono brevi ritratti di intere lingue, altri si concentrano su un singolo vezzo o un tratto della personalità peculiare delle stesse.

Nel libro comprendiamo anche che le lingue sono produzioni collettive, sono materia pulsante e viva e, quindi, nascono e muoiono come le persone.

Le lingue scompaiono di continuo: si stima che circa cinquecento lingue in tutto il mondo siano attualmente parlate da meno di cento persone e che una cinquantina di lingue siano parlate da un solo individuo.

D’altronde, una lingua è “un dialetto con un esercito”, e necessita di soldati per sussistere.

Attraverso queste sessanta ritratti, Dorren con uno stile fresco ma ammaliante ci racconta la storia, la grammatica, le regole e i vocaboli più particolari delle nostre lingue, raccontandoci tantissimo della storia d’Europa e dei suoi popoli – europei ma non solo – che nei secoli l’hanno arricchita e stratificata con i loro idiomi.

Un libro che fa riflettere, con grazia, sul fatto che siamo tutti un melting pot, sicuramente tutti diversi ma forse non così unici e autosufficienti quanto potessimo pensare.

LE 60 LINGUE CHE UNISCONO L’EUROPA – GARZANTI – 2020