Mio Figlio Marco – Intervista Mauro Valentini

Mio Figlio Marco – Intervista Mauro Valentini

Dopo la recensione del libro Mio Figlio Marco, scritto con Marina Conte, Mauro Valentini ci concede un’intervista in cui risponde a qualche domanda sul Caso Vannini e non solo…

Mauro Valentini

Quando e come sono nate l’idea e la volontà di scrivere Mio Figlio Marco?

Questo libro è figlio di un incontro.

Era settembre del 2019, non sapevamo ancora cosa avrebbe deciso la Cassazione rispetto alla condanna a soli 5 anni dell’assassino di Marco ed ero a Cassino per ricevere un premio letterario molto importante.

Marina e Valerio erano lì, ospiti della manifestazione.

Ci siamo parlati, ci siamo “riconosciuti” nell’anima.

E dopo quell’incontro ci siamo rivisti e ho raccolto la loro volontà di raccontare Marco nella sua pienezza, non solo come elemento di un giallo che stava appassionando l’Italia.

Non solo come vittima. E mi sono messo a disposizione. Con amore e dedizione, sentimenti che spero si percepiscano nella lettura.

È un libro in cui sicuramente si parla della morte di Marco e della vicenda giudiziaria, ma si celebra anche molto la vita, si conosce Marco nei suoi lati intimi e familiari, come il ragazzo che è stato.

C’è tanto amore in quello che viene riportato dai genitori ma anche dai cugini, dalla nonna, gli zii e gli amici. Questo taglio è venuto fuori naturalmente durante la stesura o è stata una scelta iniziale?

Quando siamo partiti, io e Marina, nella stesura del libro non sapevamo dove saremmo arrivati. E in che modo.

La mia prima domanda è stata: – raccontami di come ti sei innamorata di Valerio – Tutto è partito dal loro amore.

Poi, per usare le parole di Marina, è stato Marco a guidarci nel racconto, scritto tutto in suo onore e in sua voce. I contributi di chi lo ha conosciuto e amato sono venuti dopo, quando ci siamo resi conto che tante erano le voci rimaste in silenzio nel racconto.

E crediamo di aver lasciato, attraverso quelle piccole testimonianze, un’immagine viva e forte dei vent’anni di questo ragazzo meraviglioso e pieno di speranze e di sogni infranti.

Durante la stesura del libro tu e Marina Conte, la mamma di Marco, siete stati d’accordo su tutto?

Sì. Non ricordo una sola discussione su modalità e sviluppo del narrato. Io l’ho ascoltata tanto, lei si è fidata tanto di me.

Come è stato inserirti, per scrivere la storia del loro unico figlio, in una famiglia che ha vissuto una tragedia così devastante, che accortezze hai usato, se ne hai usate?

Ci ho messo il cuore. E loro mi hanno accolto come fossi uno di famiglia.

Tra le carte, le fotografie e i tanti ricordi belli, è sembrato di star con lui. E un pochino mi permetto di dire che l’ho conosciuto anche io, perché attraverso i loro occhi tutto appare chiaro.

Andava solo scritto.

Questo è un caso venuto alla luce con forza anche grazie alla trasmissione Chi l’ha visto, altrimenti credi sarebbe andato diversamente e in cosa?

Questa storia si sarebbe persa nei meandri della Procura di Civitavecchia come un incidente domestico.

Se non fosse stato per loro, per Federica Sciarelli soprattutto che ha avuto la prima intuizione, forse Marina e Valerio sarebbero stati privati della possibilità di chiedere Giustizia.

L’importanza della stampa che è tanto vituperata in questo paese è e dovrebbe esser questa: dar voce alle ingiustizie. E loro ci sono riusciti.

Ma non dimenticherei anche il grandissimo lavoro svolto da Debora Ergas per la “Vita in diretta”, di Anna Boiardi e di Gianluigi Nuzzi per “Quarto Grado” e da Giulio Golia de “Le iene” solo per citare alcune trasmissioni.

Ma tutta la stampa ha compreso che si stava perpetrando una ingiustizia terribile ai danni di una famiglia privata dell’amore più grande.

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Attenendoci ai fatti dati per certi (che a sparare sia stato Antonio Ciontoli, ecc), quali sono secondo te le cose sulle quali non si è indagato, non si è approfondito, cosa è stato tralasciato che poteva cambiare le sorti del processo?

La cosa più clamorosa è stata quella di non aver concesso indagini accurate sul luogo del delitto. Gli inquirenti hanno preso per buone tutte le dichiarazioni degli imputati senza cercarne riscontro, attraverso indagini scientifiche, balistiche e perfino non prendendo in custodia le registrazioni delle telecamere di sorveglianza della strada e del Pronto Soccorso.

Unico caso a mia memoria dove la ricostruzione dell’omicidio sia affidata alle parole dell’omicida. E dei suoi familiari in concorso.

Ci spieghi la questione dell’ogiva di Marco?

Il corpo di Marco mostrava, sotto il seno sinistro, una protuberanza dovuta al proiettile che, sparato da distanza ravvicinata all’altezza del braccio destro, era arrivato fin lì attraversando gli organi vitali. Marco, aveva questa “cosa” che gli stessi Ciontoli, intercettati nella caserma di Civitavecchia dopo poche ore dalla morte di Marco, affermano somigliare a una ciste.

Lo dice Martina, lo dice Federico al padre. Lo spiegano entrambi a Viola, la fidanzata di Federico.

Cos’altro dire se non che se hanno visto quella ogiva, quel proiettile, affiorare sottopelle sul costato di Marco, avrebbero dovuto comprendere la situazione nella sua pienezza?

Leggendo Mio Figlio Marco ben presto si ha la netta sensazione che la verità su ciò che è accaduto la sera del 17 maggio 2015 nessuno la saprà mai. Credi che la famiglia Vannini, se la condanna del settembre 2020 verrà confermata in Cassazione, sentirà di aver avuto Giustizia?

Io credo che i genitori di Marco si siano sentiti ascoltati dalla Corte e dalla Giustizia italiana. Il senso di Giustizia credo possa arrivare da questo.

Cosa è accaduto lo sappiamo, quello che non sapremo mai è il perché. Cosa ha prodotto quello sparo. E quale sia stata la motivazione per non chiamare subito i soccorsi e una volta chiamati non parlare di quel colpo di pistola ma di pettine a punta.

Ecco, questo ci si chiederà per sempre. Perché?

Parlando con Marina Conte e Valerio Vannini di chi era Marco, di Martina Ciontoli e della sua famiglia, di chi erano prima di quel tragico fatto, che idea ti sei fatto di quella domenica sera? C’è stato un movente a tuo parere o è plausibile “l’errore, lo scherzo” come sostengono i Ciontoli?

Io ritengo che ci sia stata una molla, una scintilla scatenante, un evento che ha determinato l’inizio del tutto.

No non si può credere sinceramente alla vasca, alla doccia e alla voglia di Marco di guardare la pistola. Marco, quella notte, si sente gridare “Scusa Marti”.

Scusa di cosa? Cosa era accaduto lì dentro?

Cosa pensi dell’ospitata televisiva di Antonio Ciontoli nella trasmissione Ultima Difesa di Selvaggia Lucarelli andata in onda lo scorso 16 gennaio?

Mi sono espresso già in diverse sedi. Ritengo soltanto sia stata una occasione mancata. Perché una volta che ci si trova ad intervistare Ciontoli, non si può non chiedergli del perché di quello sparo e di quella ogiva di cui abbiamo parlato prima.

Perché vedi, io non credo che questo sia stato un processo mediatico, ma al contrario c’è stato un processo per merito dei Media.

E questo dovrebbe esser salutato come una benedizione, anche dalla signora Lucarelli.

Un libro che è stato per te importante e uno che non sei riuscito a finire?

Da lettore direi che “Un Uomo” di Oriana Fallaci mi ha lasciato quell’impronta interiore da cui sono partito per diventare quel piccolo narratore di storie che sono ora.

Avrei voluto finire di leggere tutto “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini, rimasto incompiuto.

Il motivo è semplice: perché se lo avesse finito, non avrebbe fatto quella fine. E forse sapremo anche qualcosa in più sui motivi della sua fine.

Se fossi un libro saresti?

Sarei: Truffaut intervista Hitchcock. Il prodotto di quella chiacchierata tra i due miei autori cinematografici più amati.

Progetti futuri?

A maggio uscirò con il mio primo romanzo noir.

Lascerò la narrazione della cronaca perché ho la necessità di rimanere nella vicenda umana di Marco Vannini. E perché questo romanzo a tinte forti, ambientato a Roma nel quartiere Eur, mi aspettava da anni ed è ora di farlo uscire dal cassetto. 

Grazie Mauro per la chiarezza con cui hai scritto Mio Figlio Marco e per continuare a far luce su una vicenda che ne ha davvero bisogno.

MIO FIGLIO MARCO – ARMANDO EDITORE – 2020