Skinheads è un romanzo di John King. Uno scrittore inglese, acuto osservatore di alcuni dei più grandi movimenti giovanili del Regno Unito dagli anni 60 ai giorni nostri.

Per i malati di subculture come me, John King è semplicemente un mito.

Dopo la trilogia del calcio (Fedeli alla tribù, Cacciatori di teste, Fuori Casa), che attraverso le storie del protagonista Tom Johnson sviscera i diversi comportamenti del movimento hooligans inglese, John King racconta di un altro aspetto della società inglese. Quello del fenomeno skinheads, appunto.

Skinheads di John King è un viaggio nei meandri della sottocultura più chiacchierata. Quella delle cosiddette ‘teste rasate’. Raccontata sin dagli albori del 1969 (con uso costante di salti temporali).

Tre protagonisti, tre diverse generazioni di skinheads, intrecciano le loro storie e il loro vissuto a ritmo di Ska Jamaican, Rude Reggae, Punk e Oi!.

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Terry English, un original skinhead quasi 50enne, è a capo della Estuary Cars, ditta di minicab nella periferia di Londra per la quale lavora (tra gli altri) suo nipote. ‘Nutty’ Ray. Il nipote è uno street punk skin e hooligan dalla rissa facile. Chiude il cerchio Laurel, detto Lol, quindicenne figlio di Terry e nipote di Ray, amante dei videogames e delle sale prove con la sua band di amici.

Tra disamine sociopolitiche, violenza, cori sugli spalti (del Chelsea, of course), pinte alzate al cielo, amori eterni o fugaci, questo libro scivola via lasciandoci con la voglia di ascoltare in loop ‘Liquidator’ di Harry J Allstars. Magari indossando una polo Ben Sherman e dei lucidissimi Doctor Martens.

Skinheads di John King ci racconta un mondo eterogeneo, caratterizzato da varie sonorità e da mille diversi stili, tutt’altro che estinto.

Una cultura che ha resistito al tempo e ai pregiudizi della società. I cui protagonisti ancora si comportano alla vecchia maniera, mossi dalla passione e da tanta umanità.

SKINHEADS – BOOGALOO PUBLISHING – 2012