Paolo Restuccia, dopo la recensione di Io Sono Kurt, ci concede una bellissima intervista.

Qual è la genesi di Io Sono Kurt?

Volevo scrivere un romanzo di tensione che non fosse il solito giallo con il morto e l’investigatore, ma una scoperta per il lettore. “Io sono Kurt” è nato da un viaggio a Trieste e dal breve soggiorno in una pensione molto simile a quella descritta nel libro. Mentre ero lì sentivo che si trattava di un luogo che aveva una forte influenza su di me e sembrava suggerirmi proprio la narrazione che è venuta fuori un po’ alla volta. Volevo raccontare l’esperienza di una persona che a quarant’anni si ritrova a fare una riflessione imprevista sulla propria vita. Ha la sensazione che tutto sia più o meno a posto ma poi scopre che ci sono delle crepe che possono aprirsi in ogni momento. Il romanzo è un tentativo di tenere insieme diversi livelli di scrittura e di generi letterari. C’è il noir, c’è la storia sentimentale, c’è il romanzo di formazione applicato a un adulto e c’è il racconto della passione per la musica rock. In principio quest’ultima parte sembrava la meno rilevante, ma adesso che l’Accademia di Svezia ha assegnato il Nobel per la letteratura a Dylan, mi sembra che anche il valore delle parole delle canzoni possa essere ripensato.

 

La Pensione Ghega è in realtà una trasfigurazione dell’inconscio?

Non sono un esperto, ma un mio amico psicologo mi ha fatto notare che nel romanzo si potrebbe scovare ciò che Sigmund Freud considerava il Perturbante, per esempio nel tema del doppio, della ripetizione, ecc. Quindi in questo senso la pensione Ghega è il luogo in cui delle parti inconsce giungono in superficie.

 

Esiste veramente un Diavolo Biondo nella tua vita?

Credo che esista, o sia esistito, nella vita di tutti. Anche solo sognato o vagheggiato. Forse è Lucignolo che porta Pinocchio sulla cattiva strada, oppure dipende dal fatto che siamo noi a fidarci di persone che ci fanno intravedere chissà quali esperienze e poi ci mollano…

Io Sono Kurt lo trovi QUI.

E un Kurt?

Kurt è un mito ed è ciò verso cui la parte più eroica e forse infantile di noi vorrebbe tendere, gli riesce tutto facilmente, è un trascinatore, la verità è che poi nel romanzo è proprio un doppio del protagonista, Andrea Brighi, la sua parte vincente. In questo senso, qualche volta anch’io ho detto: Io sono Kurt, solo che alla fine mi ritrovo a essere solo Paolo.

 

Com’è cambiata la musica dagli anni Novanta a oggi?

La musica è cambiata moltissimo, in pratica non ci sono più supporti fisici, solo mp3 da scaricare. Nessuno, o quasi, compra più i dischi, inoltre le industrie discografiche hanno spinto e spingono nel mercato i prodotti più facili da trasformare in intrattenimento per adolescenti. Perfino le radio, quando oggi vogliono trasmettere delle canzoni di qualità, devono inserire dei pezzi di qualche anno fa, che in effetti chiamano oldies. Ci sono ancora buoni artisti e musicisti ispirati ma non sono certo la regola.

 

E la scrittura invece?

Mi sembra che la scrittura sia oggi in una sorta di rinascita collettiva, magari mancano i grandi autori che mettono tutti d’accordo però ci sono tantissimi romanzi che vale la pena leggere, e anche molti racconti in rete – magari selezionati dalle riviste on line oppure dai concorsi – sono interessanti. E poi sono aumentati i generi, non solo quelli d’intrattenimento ma anche quelli della letteratura, come l’auto fiction biografica per esempio, o il reportage narrativo alla Saviano.

 

Io Sono Kurt ha anche un sacco di riferimenti attuali, ti piacciono i tempi che stiamo vivendo?

Ogni autore dovrebbe essere scontento almeno in una certa parte del mondo in cui vive, altrimenti non avrebbe molto senso scrivere. Scriviamo per dare un contributo a capire o a cambiare quello che non ci piace o resta oscuro. Però sono un uomo del mio tempo, almeno credo, e quindi tengo conto del momento in cui scrivo. Non mi fido di una scrittura che non sia anche sempre lo specchio dell’epoca in cui è scritta.

 

Ci dai qualche consiglio musicale per i nostri lettori?

Consiglio di ascoltare un pezzo buono di oggi, magari di artisti italiani tipo Baustelle, e un pezzo vecchio. E provare ad andare sempre più indietro nel tempo: si scoprono musiche straordinarie. E poi alla fine di “Io sono Kurt” ci sono decine di consigli musicali…

 

Progetti per il futuro?
Ho scritto un romanzo su un cinquantenne, anni fa, ora uno su un quarantenne, mi piacerebbe provare a scriverne uno su un trentenne, magari una donna, ma per ora è un progetto molto fumoso.

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