La Vita Altrove di Guadalupe Nettel – Recensione


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La Vita Altrove, ultima opera di Guadalupe Nettel, racchiude otto racconti dai risvolti fuori dal comune. Incedono velocemente pur rispondendo a un sistema di calma apparente dove tutto può accadere.

Immaginiamo di passeggiare in un luogo conosciuto, dove gli spazi in cui ci muoviamo, le persone che incontriamo, il tempo per compiere le nostre azioni sono gli stessi di sempre. A un tratto, immaginiamo di notare qualcosa con la coda dell’occhio di differente rispetto al solito. Un dettaglio che cattura la nostra attenzione e diventa improvvisamente centrale. Perché ci scava dentro, ci mette in discussione e, soprattutto, non è ciò che ci aspettavamo.

In La Vita Altrove, nello scorrere delle vicende dei personaggi accade la stessa cosa: il dettaglio diventa il protagonista. Sono storie che traggono spunto dalla nostra epoca, dagli avvenimenti attuali conducendo il lettore verso contesti distopici ma familiari.

Guadalupe Nettel racconta la mancanza e la fragilità dell’esistenza umana. Fortemente precaria quando ci rendiamo conto che quel senso di vuoto e solitudine che ci attanaglia spesso è insanabile.

«Le conseguenze degli incidenti esteriori sono quantificabili, mentre quelli interiori lasciano strascichi invisibili molto più difficili da rimarginare.»

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La Vita Altrove è quella che i nostri protagonisti desiderano o hanno smarrito. L’altrove è il “non luogo” con cui fare i conti. Tutti hanno in comune un particolare che diventa prepotentemente essenziale.

Pagina dopo pagina ci imbatteremo in storie di famiglia, “scrigni” di segreti indicibili che hanno portato un fratello e una sorella ad allontanarsi per sempre; in chi da orfano, basandosi su un proprio equivoco emotivo, si arroga il diritto di scegliere per conto di altri. Chi dovrà fare i conti con il Covid e le conseguenze dell’isolamento, come le abitudini consolidate durante la pandemia, che mascherano solchi pericolosi al limite della follia. Alberi secolari che si ammalano che mettono in crisi i proprietari, il loro vissuto. Amicizie o amori che si sgretolano sotto il peso del tempo, cercando di mutare forma.

«Di rado decidiamo il da farsi basandoci sul presente, e men che mai sull’intenzione del momento. Agiamo partendo dalle esperienze positive e negative che abbiamo vissuto in passato e dai pregiudizi sulla realtà che ci siamo costruiti in base a quelle.»

In La Vita Altrove sono tante le epifanie che si rivelano. Manifestazioni di un nuovo sentire, che nella vita di ciascuno prima o poi si affacciano. È un attimo, è quanto abbiamo notato nella nostra visione periferica. È quel dettaglio, quella rottura. È quel tornare indietro…perché si abbiamo visto bene, proprio bene in effetti.

«Non mi pento, è il prezzo che pago per ciò che rivendico. La vita lascia i suoi segni su coloro che osano guardarla in faccia, con lucidità.»

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