Recensione di Dossier Afghanistan – Craig Whitlock

Recensione di Dossier Afghanistan – Craig Whitlock

Dossier Afghanistan è un atto di coraggio verso un argomento scomodo e sempre male illuminato dai riflettori mediatici.

L’Afghanistan è una terra particolare, piena di apparenti contraddizioni e dominata da ideologie diverse e lontane dalle nostre dell’Occidente.

In Dossier Afghanistan andremo a leggere dello sforzo di Craig Whitlock, autore del libro e giornalista investigativo del Washington Post, nello scovare la verità sulla più lunga guerra americana.

Si comincia con l’attentato dell’undici settembre del 2001 alle Torri Gemelle di New York con la morte di quasi tremila americani. La Presidenza di George W. Bush vuole reagire e mostrare forte il sentimento patriottico verso l’accaduto.

L’allora Presidente degli Stati Uniti d’America progetta di scovare il nemico numero uno, ovvero Osama Bin Laden, nel suo nuovo nascondiglio, l’Afghanistan, dopo la cacciata da parte del Sudan.

Per farlo chiede aiuto ai talebani ma l’allora capo, il Mullah Omar, si rifiuta di consegnare Bin Laden. L’affronto per il Presidente Bush è oltraggioso e passivo quindi d’inimicizia.

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La guerra quindi non è più solo a Bin Laden e al terrorismo di al-Quaeda ma anche ai talebani.

Se però sei partito con un obiettivo e un imprevisto te ne costringe a intraprendere un altro, il risultato se non fai chiarezza d’intenti, è molta confusione.

Ecco che allora il piano diventa confuso e non si capisce perché esattamente gli americani si trovino in Afghanistan. A stanare Bin Laden? A liberare quella terra dai talebani? O tutte e due?

“Chiunque fosse disposto ad aiutare gli Stati Uniti a combattere al-Quaeda e i talebani veniva automaticamente giudicato buono, a prescindere dalla sua moralità. Sventolando borse di denaro come esca, la CIA reclutava criminali di guerra, trafficanti di droga, contrabbandieri ed ex comunisti. Malgrado a volte queste persone fossero utili, spesso manipolavano con estrema facilità gli americani.”

In più, gli afgani conoscono bene il loro territorio, un posto fatto di aridità ma anche di tanta ricchezza, dove il nemico è già stato scacciato una volta. Con i russi, l’orgoglioso popolo afgano ha dimostrato che quella è la sua terra e nessuno può negarlo.

Come nessuno può avere la certezza che i talebani siano una minaccia per una nazione abituata a combattere guerre lunghe dentro casa propria.

Gli americani vanno avanti nel tempo imponendo il loro modo di essere civili. Ma nel mondo è sempre lo stesso il modo di essere civili?

Anche se qui in Occidente arrivano notizie contrastanti su una presunta missione di pace, invece la lunga permanenza americana comincia a fiaccare l’opinione pubblica e genera anche corruzione là dove non arrivano gli americani. E quindi praticamente ovunque.

Un conflitto costato oltre duecentoquarantamila vittime e oltre duemila miliardi di dollari che si è protratto per un ventennio. Senza che nessuno sia mai stato in grado di dare un giudizio positivo alla missione. Se non l’ennesima scusa della missione di pace. Ma che pace è se vai lì ad usare le armi?

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