Recensione di Il Nostro Giorno Verrà – Edith Joyce


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Il Nostro Giorno Verrà. Verrà quello di Erin, di Seàn, di Siobhàn, di Stephen. Di tutti gli irlandesi.

L’Irlanda del 1916 è un paese in fermento, è una terra in subbuglio. È il momento di attaccare il dominio inglese. Lo saprà presto Erin, lo percepirà presto chi le sta intorno.

La famiglia è qualcosa che ti porti dentro, è un legame indissolubile con l’eternità. Ma non per la bella adolescente irlandese. O forse sì.

Mamma Catherine irlandese purosangue, papà inglese fervido sostenitore della corona. Poi i fratelli Stephen e James, cresciuti in un clima famigliare decisamente complesso.

In Il Nostro Giorno Verrà Erin O’Brien passa la sua adolescenza tra fate ed elfi, tra favole e sogni. Ma anche tra liti furibonde e imposizioni ben precise: “Mio padre non voleva che sua figlia si chiamasse Irlanda. Voleva che si chiamasse Vittoria, come la regina d’Inghilterra, e così ha continuato a chiamarmi fino alla fine.”

Ma una donna irlandese è testarda, caparbia e ostinata. È Erin.

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La situazione ben presto precipita. Le decise simpatie paterne nei confronti della corona britannica prendono il sopravvento sul figlio minore James, ma non su Stephen. Lui sì che vuole combattere, lui sì che vuole restituire alla propria terra la dignità che le spetta.

Ma non era il solo: “Il fuoco che faceva andare avanti mio fratello incendiandogli il cuore aveva iniziato a bruciare anche il mio…”

L’incontro con la “volpe rossa” cambia la vita della giovane, le stravolge l’esistenza. Quel ragazzino dalle lentiggini rosse, all’apparenza così tanto violento, in realtà nasconde altro. Seàn, nasconde un cuore d’oro: “Un giorno belleremo insieme, in un pub di Dublino, che sarà finalmente Irlanda, e non più un gioiello della corona.”

Erin è pronta, vuole il suo posto, rivendica il suo spazio. Determinata più che mai a combattere per la sua causa. Quella giusta, quella irlandese.

E anche per i suoi fratelli.

Stephen, il rivoluzionario che combatte per il suo stesso ideale. James, il fratello che non è riuscito a scappare dalle grinfie paterne. Anche lui sta combattendo. Sì, ma dalla parte sbagliata: “Ma se James si era meritato di morire, ora meritava anche di essere vendicato, perché era mio fratello ed era irlandese.”

Erin vuole sparare, vuole dare la caccia agli inglesi. Vuole con forza restituire alle donne quell’importanza che passa sottotraccia. A quelle donne irlandesi, come la sua amata mamma:

“Voglio combattere perché voglio diventare come te: una donna libera” mi rispose. “Voglio un’Irlanda dove tutte le donne siano libere; voglio un’Irlanda dove nessuna madre possa perdere i suoi figli in questo modo.”

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L’assalto del 1916 al General Post Office è il gesto eroico che sognava. Dublino finalmente sarà irlandese, l’intera nazionale sarà irlandese. Forse: “Io rimasi sulla sedia a guardare Dublino. Me la immaginai brillare di verde e di oro. Tra poco l’arpa irlandese sarebbe stata su ogni cosa…”

Ma la storia dirà altro. Il nemico britannico sarà sconfitto qualche anno più tardi, anche se parzialmente.

Il Nostro Giorno Verrà è una bellissima scoperta. Un libro che emoziona in tutte le sue sfaccettature: lega l’amore alla lotta, affronta una tematica importante come il femminismo, racconta il desiderio di libertà con tutta la naturalezza possibile.  

Fa conoscere quel pezzo di storia irlandese che non si può e non si deve dimenticare, quel sacrificio di uomini e donne che riuscì a risvegliare le coscienze di tanti irlandesi.

Un applauso all’autrice Edith Joyce capace di confezionare un romanzo veramente appassionante, scorrevole e, senza dubbio, commovente.

Erin sa che bisogna lottare, sa che bisogna soffrire. Per la libertà dell’Irlanda, per l’amore dell’Irlanda. Per l’amore di Seàn.

“…perché se l’albero maestro è di legno buono, anche la più violenta delle tempeste non è altro che una pioggia dolce.”

IL NOSTRO GIORNO VERRA’ – RED STAR PRESS – 2022

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