Hooligans Di Stato, una citazione:

“La notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 a Genova le forze di Polizia e Carabinieri irrompono nella scuola Diaz che ospita un centinaio di manifestanti anti-G8 e la sede del Genoa Social Forum (GSF): l’operazione porta a 92 arrestati, dei quali 67 feriti. Secondo la Polizia si tratta di ferite pregresse, che i dimostranti si sono procurate negli scontri ma non riesce a spiegare le pozze di sangue, i muri ed i pavimenti schizzati di rosso, le urla udibili dalla strada, i ricoveri in ospedale. Entrerà nella cronaca come la macelleria messicana. La repressione giudiziaria porterà a 15mila denunciati, chiaro tentativo di tradurre il dissenso politico in delinquenza comune! Ma anche alla puntuale documentazione di 78 casi di tortura!”

A quarant’anni da “Sparare a vista”, Di Luzio rileva idealmente il testimone lasciato da Camilla Cederna per analizzare le diverse fasi storiche della storia recente italiana attraverso un impianto teorico rigoroso.

In Hooligans Di Stato non si tratta solo di fatti di sangue eclatanti per efferatezza e impatto giornalistico, come la tortura di massa alla “Diaz” di Genova, le uccisioni di Giuseppe Uva, Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, ma di uno stillicidio di persone, comuni cittadini feriti o uccisi dalla repressione dello Stato sin dalla lotta ai movimenti bracciantili degli anni Quaranta.

Dal dopoguerra con la famigerata Celere agli ordini dei rottami fascisti della PAI (Polizia per l’Africa Italiana), sotto la regia del Ministro dell’Interno Scelba, alla stagione rovente degli anni Settanta con le mobilitazioni e la repressione di studenti e lavoratori, per giungere alla Legge Reale del 1975 e all’uso della tortura scientifica su brigatisti e prigionieri politici, in un coacervo di abusi, accanimento e omicidi di stato difficilmente censibili e la cui portata pare ancor oggi abnorme, tanto che dagli anni 2000 le forze dell’ordine italiane entrano nell’agenda di Amnesty International per violazione dei diritti umani: assistiamo ad una hooliganizzazione delle forze deputate al mantenimento della comune sicurezza.

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“Loro, celerini e Carabinieri, hanno visi giovani, profili puliti, ventenni agenti di P.S. e militari dell’Arma sverminati dai calderoni della disoccupazione giovanile al Sud, educati all’odio contro studenti e lavoratori e pensionati e disoccupati, indottrinati dai protocolli e dei decaloghi scelbiani, mandati a bastonare fratelli e coetanei.”

Arriviamo ad oggi, con i nuovi obiettivi della dottrina securitaria: militarizzare le periferie, saturare il sistema penitenziario carcerando i più poveri, i disoccupati, i disubbidienti, i disadattati, gli immigrati. L’intento sembra chiaro: reprimere il dissenso e la marginalità.

Di Luzio – antimilitarista e obiettore di coscienza, che dopo l’impegno politico giovanile in Autonomia Operaia ha scritto su “Il Manifesto”, “Liberazione” e “La Repubblica”, già autore di ben nove saggi e libri – spiega quello che ci aspetta nei prossimi anni: una declinazione della società italiana in cui la Costituzione e la libertà di pensiero diverranno carta straccia ed i diritti civili e umani un privilegio che essa non può più permettersi.

Hooligans Di Stato ci offre una rivisitazione del ruolo delle forze dell’ordine, attraverso le stagioni che hanno sovrapposto il diritto di punire a quello di giustizia. Una storia di insabbiamenti di omicidi e stragi di stato, di coperture di un sistema giudiziario che ha garantito l’impunità per torturatori e assassini in divisa dal 1945 ai giorni nostri.

Un sistema capillare di accanimento su cittadini indifesi, casi archiviati frettolosamente, nell’opinione pubblica e negli esiti processuali, con il collaudato copione degli eccessi di colpa per celare un uso talvolta sconsiderato e arbitrario delle armi e della violenza da parte di branche dello Stato.

Restiamo umani, affinché tutto questo non riaccada più.

HOOLIGANS DI STATO – BIBLIOTHEKA EDIZIONI – 2019