Recensione di Il Dio Che Danza – Paolo Pecere

Recensione di Il Dio Che Danza – Paolo Pecere

Il Dio Che Danza è una trasposizione dell’anima di ognuno di noi.

Quello che vorremmo da noi stessi ma che non ci chiediamo mai perché diamo sempre troppe cose importanti come scontate.

In Il Dio Che Danza andremo alla scoperta dell’aspetto estatico, estetico e, per molti antitetico, del ballo verso il suo lato divinatorio e tribale.

“Racconterò di viaggi in luoghi lontani. Ma non c’ingannino le mappe, la distanza di un viaggio non è questione di chilometraggio. “Far away to the West and South”, dice il narratore di Moby Dick per collocare l’isola da cui proviene il suo amico Queequeg, ma subito precisa: “It is not down in any map; true places never are”. Qui seguiremo le tracce di un dio, e questo rende ancor più problematico usare mappe e navigatori.”

Esploreremo le esperienze puerili dell’autore, Paolo Pecere, che già conosciamo per Risorgere, e da lì andremo alla scoperta della natura più intima della danza.

Dalla taranta, quindi, che libera corpi e menti da ossessioni, compulsioni, negatività e malefici vagheremo per il mondo. Trasportati da stati mentali alternativi ma naturali. Verso un’introspezione purificativa e illuminante.

In Il Dio Che Danza partiremo dalla Puglia, andremo in India fino a New York passando per tutti continenti e per i riti e le usanze collegate al ballo. E oltre fino alla sciamanismo e alle profezie. Sarà impossibile non uscire cambiata da una lettura simile.

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“Le danze vanno avanti fino a sera. Al centro della spiaggia, gruppi di uomini e donne ballano circondati a distanza da schiere di macchine fotografiche. Le loro mosse e il modo in cui incalzano le percussioni sono identiche a quelle che ho visto altrove in Africa Occidentale, ma al centro di questa spianata circondata di spalti, con la voce amplificata di un annunciatore che declama il valore positivo del vodu, il rito è ridotto all’osso di uno spettacolo. L’annunciatore introduce la prossima comunità, che entrerà dopo una breve pausa. I vecchi europei coprono gli obiettivi e vanno a sedersi trascinando le infradito sulla sabbia, guardando intorno in cerca di scene fotogeniche.”

Solo chi si farà trascinare, riuscirà a beneficiare dei poteri terapeutici e ultraterreni della danza.

E forse, verrà anche spontaneo, alla fine della lettura, accendere lo stereo a palla e lasciarsi andare in un ballo propiziatorio. Meglio se in compagnia, così da condividere le emozioni e la libertà che ne scaturiranno sicuramente.

IL DIO CHE DANZA – NOTTETEMPO – 2021