Il Figlio Perfetto, una citazione:

“Lasciatemi dire che non sono stato al mondo abbastanza a lungo per comprenderlo bene, così posso darvi solo delle impressioni, come le impronte lasciate nella roccia da foglie a lungo decomposte, o i calchi di teschi e colombe che sono soltanto fragili ricordi di pietra. Solo queste lievi sbavature, queste tracce di luce e ombra, questi respiri presi e ridati. Sembra che mi appartengano.”

La storia de Il Figlio Perfetto inizia nel 1995 con Sieglinde, una donna ormai matura la cui mansione è ricomporre come un puzzle i documenti che i funzionari della DDR hanno distrutto dopo la caduta del Muro di Berlino, ma che è anche alla ricerca di indizi che la riportino a una persona del suo passato, Erich.

Germania, anno 1939. Due bambini osservano i loro genitori mentre vengono inghiottiti dagli sconcertanti meccanismi del potere nazista. Sieglinde vive nell’agiata ignoranza della borghesia berlinese, il lavoro di suo padre è censurare i libri asportandone le parole proibite (“promessa”, “amore”, “pietà”…) mentre Erich è figlio unico e vive con la madre nella campagna rigogliosa vicino a Lipsia, all’ombra di inquietanti domande senza risposta.

Entrambe le famiglie ambiscono alla purezza e alla perfezione che guidano i buoni tedeschi, negli anni in cui la popolarità e il potere di Hitler sono al culmine.

I bambini si frequentano mentre le speranze del Reich per un futuro radioso cominciano a vacillare e trovano temporaneo rifugio in un teatro abbandonato, in mezzo alle macerie di Berlino, che funge loro da Arcadia. I due, pur immersi nei miasmi della guerra, nonostante tutto riescono a mantenere la loro gioia infantile, non essendo pienamente consapevoli di quanto sia minaccioso ciò che li circonda, perché, tra le mura domestiche, le famiglie di appartenenza sono accomunate da una retorica distorta e da menzogne incredibili.

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A osservare tutto questo c’è un terzo bambino, il misterioso narratore della loro storia che sembra onnisciente: vede ciò che loro vedono, sente ciò che loro sentono, deus ex machina la cui voce arriva dal profondo delle rovine del sogno di una nazione.

Senza voler scomodare la “banalità del male” della Arendt o le riflessioni sulle contraddizioni storiche e morali di una Germania mai del tutto riappacificata col demone del nazismo di Fassbinder, la potenza del romanzo è originata dal peculiare punto di vista dei bambini, piccole finestre accese sui comportamenti degli adulti e sulla loro ottenebrata fede, talmente cieca da negare l’evidenza dell’avvicinarsi della sconfitta.

L’autrice ha affermato che «Il figlio perfetto ci parla di come la storia può essere manipolata e alterata, del potere che le storie hanno su di noi – le storie che ci raccontiamo o che ci raccontano. I bambini assorbono le storie sul Führer che raccontano loro i maestri.. Per me è stato particolarmente interessante scegliere due bambini come protagonisti perché la loro generazione è stata alimentata con una favola, una gigantesca bugia. Gli adulti possono aver sospettato che il Nazismo fosse marcio e avere scelto di ignorarne la puzza, i loro figli invece non avevano nessun indizio».

Catherine Chidgey è nata in Nuova Zelanda nel 1970. È laureata in scrittura creativa, psicologia e letteratura tedesca e ha vissuto a Berlino per tre anni, a metà degli anni ‘90. Il Figlio Perfetto è il suo quarto romanzo e ha ricevuto l’Acorn Foundation Fiction Prize nel 2017.

Con questo romanzo la Chidgey ci regala uno spaccato di vita tedesca in piena ascesa e caduta del Reich, utilizzando uno stile raffinato che fa da perfetto contraltare alla crudezza della storia.

Il passato, purtroppo, non è mai una terra straniera.

IL FIGLIO PERFETTO – PAGINAUNO – 2019