Lontano Da Roma, una citazione:

“Lontano è l’amore dalla carne e dal poema. Lontani sono il sogno e l’ebbrezza. Lontani i templi di Pafo, Citera ed Eryx eretti in onore di Venere. Lontano lo sguardo soave di Apollo e il frenetico abbraccio di Bacco. Lontana la parola di chi ha scritto che l’amore è il cuore dell’universo.”

Che cosa si prova a vivere in esilio, abitando una terra straniera senza poter più ascoltare la lingua materna?

Attraverso la voce intensa di Ovidio, Lontano da Roma ripercorre gli ultimi mesi della sua esistenza, vissuti nel rimpianto della patria.

Il racconto, ordito in quaranta brevi quadri, parte dagli anni 8-17 d.C. ed evoca l’esilio (la relegatio) del poeta Publio Ovidio Nasone a Tomi – l’odierna Costanza – alla periferia geografica ed esistenziale dell’Impero romano.

L’esilio è solo l’espediente del quale non si conosce altro se non il fatto in sé.

Lo stesso Ovidio – che degli agi, ozi e lussi dell’Urbe aveva fatto materia di vita e di poesia – ne lascia sottintesi i motivi, poiché speranzoso di ritornare, prima o poi, alla Caput Mundi, confidando nella clemenza dell’Imperatore Ottaviano Augusto.

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Il contrasto fra la vita della provincia e i ricordi di Roma è potente: il buio di Tomi e la luce della Capitale, le semplici capanne e i monumenti sontuosi, l’apparente ostilità e la barbarie delle genti locali e gli affetti lasciati oltremare.

La penna mirabile di Montoya ha il merito di riuscire a far arrivare sino a noi le parole inconfondibili del poeta, le sue inquietudini, la sua malinconia, la fierezza del suo temperamento dinanzi ai soprusi.

La narrazione delle sofferte vicissitudini di Ovidio trascina intensamente il lettore nel mondo antico, mentre lo invita a riflettere su cosa significhi per ogni essere umano sperimentare la perdita delle cose amate.

Ma questo non è un romanzo storico “classico”.

Ovidio è essenzialmente un artificio narrativo, un aneddoto, un punto di partenza.

In Lontano da Roma Montoya introduce essenzialmente il leitmotiv che permea tutta la sua produzione: il dialogo dello scrittore con la scrittura, la collocazione e gli obblighi morali dello scrittore nella società, la resistenza a ogni forza di abuso di potere e coercizione, la solitudine e l’emarginazione dell’artista.

L’esilio, lo sradicamento e il confino come imposizioni per tutti coloro che osano pensare liberamente e ribellarsi contro l’ordine costituito, un Leviatano che condanna l’intellettuale dissidente a prescindere dalla sua colpa effettiva, e senza diritto di appello.

Pablo Montoya, professore e traduttore, fine conoscitore della cultura francese ed europea, è uno degli scrittori più originali della letteratura colombiana degli ultimi anni, volutamente sempre in bilico tra erudizione e impegno civile.

Lontano da Roma ci ricorda che, per fortuna, esiste la letteratura come antidoto contro l’oblio, come strumento per riscrivere e ricodificare storia e mito, che la poesia rimane l’ultima parola dell’emarginato e del reietto.

Da tutto ciò non fugge la memoria.

Dilaniata nel confino, soffocata nell’ostracismo, viva pur nell’oblio.

LONTANO DA ROMA – CASTELVECCHI – 2020